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Venerdì, 24 Maggio 2024
IL DELITTO / Soriano nel Cimino

Omicidio Bramucci, "no" al carcere per Pizzuti: "Minata la fiducia ma il fatto non è così grave"

Il tribunale di Viterbo ha respinto la richiesta di aggravamento della misura cautelare. Per il pm Massimiliano Siddi, il 35enne "ha affittato una stanza della casa dove è ai domiciliari"

Omicidio a Soriano nel Cimino, Alessio Pizzuti resta ai domiciliari. Il tribunale di Viterbo ha respinto la richiesta della procura sul carcere per il 35enne imputato per il delitto di Salvatore Bramucci, il 58enne ucciso il 7 agosto 2022. Per la corte di assise, Pizzuti, "pur avendo minato la fiducia concessa con i domiciliari, non ha commesso un fatto così grave da giustificare la detenzione in carcere".

Il pm Massimiliano Siddi aveva chiesto l'aggravamento della misura di custodia cautelare dopo che il 35enne, durante un controllo, sarebbe stato sorpreso dai carabinieri nella propria abitazione romana "in compagnia - aveva spiegato il pubblico ministero - di una persona non temporanea ma a cui avrebbe addirittura affittato una stanza della casa". Sottolineando che si trattava di "una concessione assolutamente mai autorizzata". Per il difensore di Pizzuti, l'avvocato Lanfranco Cugini, invece, "la persona trovata nell'appartamento del 35enne è solita portargli i generi alimentari. E questo ha fatto anche il giorno che è stata sorpresa dai carabinieri. Presa dal panico per il loro arrivo e controllo si è poi nascosta nell'abitazione".

Sciolta la riserva, il tribunale ha detto "no" al carcere. Pizzuti resta così ai domiciliari con il braccialetto elettronico, l'unico dei sei imputati a non essere dietro le sbarre e l'unico che, se lo vorrà, potrà continuare ad assistere al processo direttamente in aula. Per gli altri cinque, infatti, la corte ha disposto che seguano le prossime udienze in collegamento video dai rispettivi penitenziari. Detenuti in carcere le sorelle Elisabetta e Sabrina Bacchio, rispettivamente moglie e cognata della vittima, il compagno della seconda Constantin Dan Pomirleanu, Tonino Bacci e Lucio La Pietra. Il processo, entrato nel vivo a metà mese con l'ascolto dei primi sei testimoni, prosegue lunedì con l'escussione del medico legale Elisabetta Baldari, l'ex comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo Marcello Egidio e tre militari che hanno condotto le indagini.

"Condivido le conclusioni a cui è giunta la corte di assise nel respingere l'aggravamento della misura di custodia cautelare per Pizzuti - commenta l'avvocato Cugini -. Pur sottolineando che ha minato la fiducia concessa con i domiciliari, il tribunale non ha ritenuto il fatto commesso così grave da giustificare la detenzione in carcere. Per il mio assistito, dunque, il processo prosegue con le stesse modalità con cui è iniziato".

Pizzuti, insieme a Pomirleanu, è stato l'ultimo tra gli indagati a essere arrestato. Il 4 gennaio scorso, a quasi un anno e mezzo dal delitto e dopo diciassette mesi di indagini. A processo, insieme agli altri cinque, davanti alla corte di assise, è imputato per omicidio pluriaggravato in concorso e ritenuto "responsabile dell'agguato con armi da sparo" ai danni di Bramucci. Secondo l'accusa, il 35enne avrebbe partecipato almeno a una delle "riunioni" per la pianificazione del delitto. Inoltre, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe dovuto prendere parte sia al sopralluogo su quella che poi sarebbe diventata la scena del crimine che al commando di fuoco mossosi dalla Capitale all'alba del 7 agosto. Ma in entrambi i casi si sarebbe tirato indietro all'ultimo.

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