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IL CASO / Tarquinia

Benedetta Cristofani, chi l’ha aiutata a fuggire? Il mistero del telefono e il depistaggio social

Il caso di Benedetta, quando i social rischiano di depistare le ricerche di una bambina scomparsa

Sebbene sia terminata con un lieto fine, la storia della scomparsa di Benedetta Cristofani continua ad avere diversi punti interrogativi. Man mano che trapelano i dettagli di quanto dichiarato dalla 13enne ai carabinieri, emergono sempre più particolari riguardanti la travagliata situazione famigliare che, al centro  vede la giovane, e ai due lati i due genitori, a quanto pare in cattivi rapporti tra loro. Questo per usare un eufemismo, dato che, secondo gli inquirenti, Benedetta sarebbe finita nel mezzo di un vero e proprio conflitto tra il padre, Roberto Cristofani, e la madre, Germana Ruberto, per l’affidamento. L’affidatario sarebbe il papà ma, a quanto pare, la minore non vorrebbe saperne di vivere con lui: “Non portatemi da mio padre”, le sue prime parole ai carabinieri quando si è consegnata. Per questo era stata trasferita in casa-famiglia. Ma neanche presso la struttura Benedetta sembrava trovarsi bene, al punto che l’idea della fuga da Marina Velca sarebbe nata proprio a seguito di una discussione con gli operatori, i quali volevano che la ragazza rispettasse le regole a lei imposte. Tra cui, l’utilizzo “moderato” del suo telefono cellulare. Motivo che l’avrebbe invogliata ancor di più a scappare.

UNA “RETE DI CONOSCENTI” L’HA AIUTATA A NASCONDERSI A ROMA

Secondo quanto fatto sapere dagli inquirenti, Benedetta, una volta arrivata a Roma (dove risiedono la madre ed alcuni parenti) sarebbe stata aiutata a nascondersi da una “rete di persone” in zona Spinaceto. La pista più accreditata parla di alcuni amici di famiglia mentre, stando alle parole della Ruberto (la quale sostiene di trovarsi però all’estero, ndr), la figlia avrebbe passato del tempo “con dei coetanei”. Gli agenti hanno anche perlustrato tre abitazioni, dove la tredicenne sarebbe stata ospitata, senza trovarla. Conscia di essere braccata, Benedetta si sarebbe presentata spontaneamente alla Cecchignola, dove è stata ascoltata dagli investigatori. 

BENEDETTA CHATTAVA SU INSTAGRAM CON LE AMICHE DA UN ALTRO TELEFONO?

Gli uomini della Postale di Roma, nonostante i cinque giorni di tempo passati tra la scomparsa ed il ritrovamento, hanno sempre tenuto sotto controllo la posizione di Benedetta. Non tracciando gli spostamenti del suo telefono ma monitorando l’utilizzo dei social da parte sua. Questo perché il cellulare ed il pc, stando a quanto appreso, sarebbero stati da lei lasciati a Marina Velca nella serata della fuga. La 13enne, durante i cinque giorni in cui si erano perse le sue tracce, avrebbe continuato ad usare Instagram per chattare con le sue amiche, probabilmente utilizzando un dispositivo prestatole dalle persone che la stavano ospitando nella Capitale. Risalendo alla sua posizione, la polizia ha potuto osservare ogni suo movimento passo dopo passo, notando come questi fossero concentrati perlopiù nel quartiere Spinaceto. 

IL FALSO COMUNICATO DELLA PROTEZIONE CIVILE DI CORCHIANO E IL DEPISTAGGIO SOCIAL

Un altro mistero di questa intricata e contorta vicenda è sicuramente il falso comunicato diffuso lunedì 7 agosto dalla Protezione Civile di Corchiano, nel quale si dava la notizia (poi smentita dal padre) del ritrovamento di Benedetta. Sebbene in un primo momento in molti abbiano pensato che le ricerche si fossero spostate nel piccolo borgo cimino, forse perché la ragazza aveva fatto capolino in paese, la verità è un’altra. Secondo la versione ufficiale, confermata da fonti interne all’Aopc, la falsa informazione sarebbe stata diffusa in un gruppo Facebook viterbese con molti iscritti. Il post di un utente sarebbe stato girato da una donna alla Prociv corchianese, la quale avrebbe a sua volta rilanciato la fake news, successivamente passata pure agli organi di stampa. In poche parole, stavolta i social non sono stati d’aiuto nel caso. Anzi, una notizia infondata pubblicata in rete ha rischiato di depistare le indagini e di comprometterle. Resta da capire chi abbia fatto circolare la fake news e, soprattutto, perché.

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