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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca

Beni confiscati, 2688 immobili in attesa di essere destinati. Libera: "La politica rallenta la lotta alle mafie"

Libera: "Non possiamo accettare che ci siano passi indietro su questo". Nel Lazio ci sono 2688 beni immobili in gestione, di cui la metà sono a Roma e altri 343 in attesa di essere

Nel Lazio ci sono 2688 beni immobili tolti alle mafie e dati in gestione, quindi ancora in attesa, mentre sono 938 i beni confiscati e già destinati. Nel dettaglio, a Roma, sono 1309 gli immobili confiscati e sospesi nel limbo della gestione, mentre sono appena 343 quelli già destinati. 

Numeri ai quali si sommano quelli delle aziende. Sono 449 nel Lazio di cui 299 a Roma in gestione, mentre sono 259 nel Lazio di cui 203 a Roma quelli destinati. Dati che fanno della nostra regione la terza dopo Sicilia e Campania per tesori levati alla criminalità. Una lotta alle mafie che, però, secondo Libera sarebbe rallentata dalla politica. 

I beni in gestione e quelli destinati

I beni in gestione, quelli con il numero più alto, sono infatti quelli sottoposti a confisca anche non definitiva, quindi ancora in attesa di giudizio a seguito di impugnazione o ricorso. Dalla confisca di secondo grado, quella definitiva, i beni passano nella gestione diretta dell'agenzia nazionale. Fino a quel momento, dunque, sono gestiti da un amministratore giudiziario nominato dal tribunale. Una sorta di limbo burocratico. 

Quelli destinati, invece, sono i beni confiscati giunti al termine dell'iter legislativo, dalla confisca fino appunto alla destinazione. Fanno parte di questa categoria, dunque, i beni trasferiti ad altre amministrazioni dello Stato, per finalità istituzionali o usi governativi, o ai comuni o alle regioni, alle città metropolitane, per scopi sociali.

La destinazione non implica automaticamente l'avvenuto riutilizzo sociale. "Sono frequenti, purtroppo, i casi in cui, in particolare gli enti locali, sebbene i beni siano stati trasferiti al loro patrimonio indisponibile, non riescono a garantire un tempestivo riutilizzo per finalità sociali", spiega Libera che ha sottolineato l'importante dei dati in occasione dell'anniversario della legge numero 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie. 

I due lati della medaglia

Ritornando al focus sul Lazio, dai dati raccolti attraverso l'azione territoriale di Libera emerge che quasi la metà delle realtà sociali impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità è costituita da associazioni di diversa tipologia, Coop sociali e consorzio di cooperative. Tra i soggetti gestori del terzo settore ci sono fondazioni, associazioni sportive e istituti scolastici di diverso ordine e grado. 

Nella ricerca Libera ha ricostruito anche la tipologia di immobili gestiti, tra cui ci sono appartamenti, terreni, ville, locali commerciali, box e associazioni di sport e turismo. 

Così se i dati emersi nell'ultimo report testimoniano le volontà di riappropiarsi e riutilizzare beni sottratti alla malavita, l'altra faccia della medaglia racconta come Roma e il Lazio siano terreno fertile per chi vuole ripulire il denaro sporco e di come la burocrazia rallenti la lotta ai clan. Così come manca ancora trasparenza. In tutto il Lazio dei beni confiscati alle mafie, solo il 49% dei comuni ha pubblicato l'elenco degli immobili a disposizione. Roma Capitale, sul punto, per mappare quei beni diventati patrimonio comunale e riutilizzati, ha lanciato il portale Atlante.

"La politica è distante"

"Oggi, dopo 28 anni dall’approvazione della legge 109, i beni confiscati, da espressione del potere mafioso, si sono trasformati in beni comuni, strumenti al servizio delle nostre comunità. - ha sottolineato Tatiana Giannone, responsabile nazionale beni confiscati di Libera - Un'economia che tutti noi possiamo toccare con mano e che cambia radicalmente le nostre vite. Poter firmare un contratto di lavoro vero, poter usufruire di servizi di welfare laddove lo Stato sembra non arrivare, poter costruire il proprio futuro nel mondo del lavoro: tutto parla di un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi".

Dall'altro lato - conclude Giannone - raccogliamo segnali preoccupanti del mondo della politica: un attacco costante alle misure di prevenzione, tentativi di privatizzare i beni confiscati e piegarli alla logica dell’economia capitalista, una  gestione delle risorse dedicate ad oggi piuttosto confusionaria. Non possiamo accettare che ci siano passi indietro su questo. Le misure di prevenzione si sono dimostrate uno dei più importanti strumenti nella lotta alle mafie e alla corruzione, perché da subito hanno agito sul controllo economico e sociale con il quale i clan soffocano i territori".

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