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Domenica, 26 Maggio 2024
RIMAN-DATO

Il comune di Viterbo poco trasparente sui beni confiscati alle mafie

Il capoluogo non pubblica gli elenchi, come Montefiascone, Fabrica di Roma e Nepi. Nel Lazio poco cristallino un comune su due, Libera: "Si procede a passo di tartaruga sul livello di trasparenza nelle amministrazioni comunali"

Nel Lazio quasi la metà dei comuni non pubblica gli elenchi dei beni confiscati alle mafie. Di più, il Lazio e la Calabria, secondo Libera, sono "inadempienti" sul livello di trasparenza. È quanto emerso in RimanDati, il report nazionale che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati, promosso in collaborazione con il gruppo Abele e il dipartimento di culture, politica e società dell'università di Torino e, quest'anno, anche con un prezioso contributo di Istat.

Un comune su due nel Lazio è poco trasparente

"Nonostante la nostra domanda di accesso civico", spiega Libera, sono ancora 39 i comuni nel Lazio che non pubblicano l'elenco sul loro sito internet, con una percentuale pari al 51%. Piccolo passo in avanti rispetto al 2022, quando la percentuale era pari al 58%. La ricerca analizza, nello specifico, le modalità di pubblicazione degli elenchi anche su scala regionale. Sui 724 comuni che hanno pubblicato l'elenco, è stato costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100, la media è pari a 71,6 punti. Il Lazio, con un ranking regionale pari a 63,6, è al di sotto della media insieme ad altre otto regioni: Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Veneto. 

Viterbo non è trasparente

Tra i comuni capoluoghi di provincia, pubblicano l'elenco quelli di Roma e di Latina, mentre Viterbo è tra i capoluoghi meno trasparenti non pubblicando nessuna informazione. Nella Tuscia gli fanno compagnia Montefiascone, Fabrica di Roma e Nepi. Quattro i comuni della provincia che non pubblicano, sui sette complessivi. Virtuosi, invece, Tarquinia, Gallese e Soriano nel Cimino.

Roma è virtuosa

Roma ha un ranking di 74,6, oltre la media nazionale. E proprio la Capitale, tra le grandi città, è (quasi) un fiore all'occhiello. Che la regione Lazio, a partire da Viterbo, debba prendere esempio dal comune di Roma nella trasparenza sui beni confiscati alle mafie, anche se Libera non lo dice in maniera esplicita, lo fa intendere. "Roma è una delle città più trasparenti. - ha spiegato a RomaToday Tatiana Giannone, responsabile nazionale beni confiscati di Libera - Un dato che fa il paio anche con l'impegno dell'amministrazione con i forum sui beni confiscati e con altre iniziative, così come le azioni di confisca e il riutilizzo di quei beni. Roma infatti ha anche lo strumento del sito Atlante, che è importantissimo, perché mappa i beni confiscati in città, indica dove sono, come vengono riutilizzati e chi li gestisce. Un mezzo che dà consapevolezza al cittadino". 

Quali sono i comuni della provincia di Roma non trasparenti

Il dato della provincia di Roma, tuttavia, riflette la poca trasparenza che c'è nel resto del Lazio. Su 35 comuni, 17 non pubblicano. "Questo conferma un comune su due a livello regionale non è trasparente", aggiunte Giannone. Ma quali sono i comuni della provincia di Roma poco cristallini? Stando al report sono Ariccia, Artena, Bracciano, Cave, Cerreto Laziale, Formello, Genzano di Roma, Ladispoli, Lariano, Mentana, Rocca Priora, Sacrofano, Sant'Oreste, Vallepietra, Valmontone, Velletri e Zagarolo. E poi Libera anche a loro ha chiesto informazioni, non ottenendo le risposte sperate: "Il silenzio non è un’opzione prevista dalla legge. Anzi: secondo la legge, silenzio significa diniego", esortano dall'associazione. 

Il focus sul Lazio

Tirando le somme che emergono da RimanDati, la regione Lazio è "inadempiente sul livello di trasparenza". "Non pubblica correttamente l'elenco dei beni confiscati, così come lo richiede il codice antimafia e registriamo che la loro risposta alla nostra ulteriore sollecitazione con la domanda di accesso civico non è stata accogliente rispetto alle nostre richieste di trasparenza", ammonisce l'associazione antimafia. 

Nel dettaglio, nel Lazio solo il 14,5% dei comuni pubblicano in formato aperto e il 26% in formato pdf ricercabile. Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: il 52,6 % dei comuni della regione non specifica i dati catastali, il 54% non specifica la tipologia e ben il 64,5% non specifica la consistenza, ossia informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato.

In tutto in Lazio, in sostanza, ci sono solo 37 comuni che pubblicano le informazioni sui patrimoni confiscati loro destinati. Il primato negativo spetta ai comuni della provincia di Rieti, dove su due comuni destinatari di beni confiscati nessuno pubblica l'elenco. Non va meglio la provincia di Frosinone dove su 15 comuni ben 13 non pubblicano elenco, segue la provincia di Viterbo con 4 comuni che non pubblicano sui 7 complessivi e, come detto, la provincia di Roma con 17 comuni che non pubblicano informazioni. Bene la provincia di Latina dove sono solo 3 i comuni inadempienti su un totale di 17. 

Dati Regione Lazio

Dati Regione Lazio1

Le lentezze della politica

In attesa di dati sulla trasparenza migliori, la Regione, intesa come amministrazione Rocca, ha fatto sapere che investirà quattro milioni di euro in due anni per la tutela e la valorizzazione dei beni confiscati, spiegano come intenderà spenderli. Un piccolo passo, anche se i numeri destano riflessioni. Solamente lo scorso marzo, Libera aveva presentato un altro studio spiegando come nel Lazio ci sono 2mila 688 beni immobili tolti alle mafie e dati in gestione, quindi ancora in attesa di assegnazione, mentre sono 938 i beni confiscati e già destinati. A Roma, invece, sono 1309 gli immobili confiscati e sospesi nel limbo della gestione, mentre sono appena 343 quelli già destinati. 

I beni in gestione, quelli con il numero più alto, sono infatti quelli sottoposti a confisca anche non definitiva, quindi ancora in attesa di giudizio a seguito di impugnazione o ricorso. Dalla confisca di secondo grado, quella definitiva, i beni passano nella gestione diretta dell'agenzia nazionale. Fino a quel momento, dunque, sono gestiti da un amministratore giudiziario nominato dal tribunale. Una sorta di limbo burocratico. 

Quelli destinati, invece, sono i beni confiscati giunti al termine dell'iter legislativo, dalla confisca fino appunto alla destinazione. Fanno parte di questa categoria, dunque, i beni trasferiti ad altre amministrazioni dello Stato, per finalità istituzionali o usi governativi, o ai comuni o alle regioni, alle città metropolitane, per scopi sociali. La destinazione non implica automaticamente l'avvenuto riutilizzo sociale. Ecco perché la trasparenza che manca nei comuni del Lazio, come emerge dal report RimanDati, diventa fondamentale.

I dati a livello nazionale

Più in generale, invece, il report nazionale di Libera ha visto due fasi di monitoraggio sui 1100 comuni italiani destinatari di beni confiscati: una prima ricognizione, all’esito della quale erano 504 i comuni che pubblicavano l’elenco; successivamente, ai comuni è stata inviata la domanda di accesso civico, con la quale, dopo la prima ricognizione, è stata richiesto di pubblicare o aggiornare gli elenchi; infine, una seconda ricognizione condotta sui siti dei comuni che hanno risposto alla domanda di accesso civico semplice. 

A livello nazionale, il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato notevole: si è passati infatti dai 504 enti rilevati con la prima ricognizione ai 724 rilevati con la seconda, con un incremento della percentuale di circa 20 punti, dal 45,5% al 65,2%.

Le considerazioni

"Riteniamo fondamentale che accanto ai percorsi mirati a garantire il riutilizzo sociale, anche la conoscibilità e la piena fruibilità dei dati e delle informazioni sui patrimoni confiscati siano elementi di primaria importanza. - ha aggiunto Tatiana Giannone - In questo contesto, la trasparenza deve essere considerata anch’essa un bene comune, confortati dalle previsioni normative del Codice Antimafia, che impongono agli enti locali di mettere a disposizione di tutte e tutti i dati sui beni confiscati trasferiti al loro patrimonio, pubblicandoli in un apposito e specifico elenco".

RimanDati è uno strumento per "attivare rapporti con il mondo degli enti territoriali di prossimità, che sono ingranaggio fondamentale dell’intera filiera della confisca e del riutilizzo, e per far crescere in modo esponenziale le storie di rigenerazione intorno ai beni confiscati, preservando lo strumento della confisca nel suo senso risarcitorio più profondo", sottolinea ancora l'esponente di Libera.

"Stiamo attraversando un periodo in cui dal governo arrivano segnali contrastanti sul sostegno agli enti locali: basti pensare a tutte le misure definanziate all’interno del Pnrr, fino ad arrivare al disegno di legge sull'autonomia differenziata, che bloccherebbe lo sviluppo di intere aree del nostro paese. Lo ribadiamo con forza e convinzione: combattere le mafie e la corruzione vuol dire attivare percorsi di giustizia sociale e farsi gambe per i diritti dei cittadini e delle comunità".

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