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Martedì, 28 Maggio 2024
L'EVACUAZIONE

Il bomba day nei centri di accoglienza, tra messa, musica e uncinetto

Ospitati 500 viterbesi, circa 300 con fragilità. Il presidente della Cri, Marco Sbocchia: "Persone vulnerabili mai lasciate sole, dedicati attenzione e umanità". Il vescovo Orazio Francesco Piazza: "L'emergenza è stata un'occasione di umanità, emerse realtà che non vedevamo"

Poco meno di 500 i viterbesi che hanno trascorso il bomba day nei centri di accoglienza, su un massimo di 900 previsti. "Per la precisione - sottolinea la sindaca Chiara Frontini - le persone accolte sono state 482". Hanno trascorso la giornata tra messa, musica, tombola, karaoke e laboratori di uncinetto. "Attività di animazione - dice la prima cittadina - che ci hanno rassicurato molto sul fatto che la comunità ha risposto anche nel cercare di alleggerire le ore di evacuazione".

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Il bomba day nei centri di accoglienza

Cinque, in totale, i centri di accoglienza: tre dedicati alla popolazione e due alle persone con fragilità. Per queste ultime le operazioni di trasferimento sono iniziate lunedì 6 maggio. "Erano le più delicate in riferimento all'evacuazione - sottolinea il prefetto Gennaro Capo -. Nei confronti dei più deboli dovevamo fare, insieme ad Ares, Croce rossa e Misericordia, lo sforzo più importante e così è stato. Anche nelle parrocchie l'atmosferma che si è respirata era di una giornata indubbiamente particolare ma trascorsa in maniera serena e tranquilla".

Quattro le parrocchie di Viterbo che hanno aperto le loro porte per l'accoglienza delle persone residenti nella zona rossa: quelle di Santa Barbara, Sacra famiglia, Santa Maria della Grotticella e dei Santi Valentino e Ilario. Quest'ultima, in particolare, ha accolto circa 250 pazienti fragili accompagnati dal personale sanitario della casa di cura Villa Rosa.

L'impegno della Smam

Persone vulnerabili anche nelle strutture campali della Croce rossa allestite alla Scuola marescialli dell'aeronautica militare, in grado di accogliere una novantina di posti letto per chi ha dovuto lasciare il proprio domicilio e che non richiedevano assistenza sanitaria o ospedaliera specifica. Nelle tensostrutture, realmente, sono state 75 persone, tra allettati e accompagnatori.

La Smam ha, inoltre, supportato il comando provinciale della Guardia di finanza la cui caserma ricadeva nella zona rossa, ospitando personale e automezzi così da garantirne l'operatività anche durante l'evacuazione. "Siamo onorati - commenta il comandante della Scuola marescialli dell'Am e dell'aeroporto di Viterbo Gianluca Spina - di aver potuto fornire supporto nello svolgimento delle operazioni collaterali al disinnesco della bomba e di aver contribuito, così, al successo di questa delicata operazione. Siamo una realtà consolidata e perfettamente amalgamata con il tessuto socio-lavorativo di Viterbo, pertanto quando occorre siamo pronti a fornire la nostra incondizionata collaborazione per aiutare le istituzioni, la città e la sua popolazione così come per supportare le altre forze armate e di polizia presenti sul territorio con le quali condividiamo spirito di corpo e senso di appartenenza".

L'impegno della Croce rossa

Di proporzioni imponenti l'impiego di mezzi e personale della Croce rossa che oggi, 8 maggio, festeggia il 160esimo anniversario. I volontari in campo sono stati 184, ventidue le ambulanze usate per l'evacuazione sociosanitaria più una del corpo militare della Cri al seguito degli artificieri, due pullman da 50 posti dedicati ai cittadini senza mezzi di trasporto e dieci mezzi per persone con disabilità motoria. E ancora: sette pulmini per il trasporto del personale, 12 auto e un unità di comando logistico avanzato. La sede della Croce rossa di Viterbo ha ospitato la sala operativa con il Centro coordinamento soccorsi.

"Le persone evacuate in barella o in sedia a rotelle sono state 179 - dice il presidente della Cri Marco Sbocchia -. Rassicuro tutti sull'attenzione e l'umanità che gli enti del soccorso, non solo la Croce rossa, hanno impiegato e hanno dedicato a queste persone che in nessun momento sono state lasciate sole. Sono state nella nostra mente già dai giorni precedenti all'evacuazione proprio per rendere più agevole e meno traumatica possibile la giornata, e credo che ci siamo riusciti".

L'impegno delle parrocchie

Anche il vescovo Orazio Francesco Piazza, insieme alle autorità civili e militari, ha seguito la vicenda sia nelle fasi preparatorie degli ultimi mesi, sia in quella operativa della giornata del 7 maggio visitando i luoghi di accoglienza. Durante la giornata infatti, oltre al pranzo offerto dal Comune, ai giochi e alla musica, c'è stata la visita delle autorità e del vescovo che alle 11,30 ha celebrato la messa nella chiesa di Villanova per tutti i pazienti e i malati.

In una bella e festosa atmosfera, Piazza nell'omelia ha sottolineato: "L'evacuazione è stata un'occasione di umanità. L'emergenza ci ha fatto vedere tante cose che non vedevamo, realtà quotidiane che non conoscevamo". Il vescovo ha anche evidenziato l'importanza dell'accoglienza che le parrocchie hanno manifestato nei confronti dei cittadini e soprattutto dei più fragili. "Tutti - ha ricordato – hanno dando l'esempio chiaro di come si deve collaborare. Ringraziamo il Signore che ci ha permesso di scampare da un pericolo, un pericolo gravissimo. Grazie agli artificieri dell'Esercito che hanno portato avanti questo delicato compito, rischiando la vita".

Da queste situazioni, ricorda Piazza, possono nascere per chi accoglie e per chi viene accolto "occasioni di scuola di umanità. Ogni disagio si condivide". E le parrocchie della città questo aspetto lo hanno condiviso e manifestato. "La sofferenza e la malattia – ha concluso il vescovo rivolgendosi ai pazienti e fragili di Villa Rosa – è l'altare sul quale voi celebrate ogni giorno e dove si celebra l'intensità del vostro cuore. Tutto matura sull'altare della sofferenza e della malattia".

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