Domenica, 14 Luglio 2024
INDAGINE DELL'ANTIMAFIA

Droga e cellulari a Mammagialla: la camorra li fa entrare con i droni | VIDEO

Smantellata, con decine di arresti, un'associazione mafiosa dedita a traffico di stupefacenti e detenzione di armi da fuoco. L'indagine, partita da una sparatoria in carcere, ha coinvolto penitenziari anche con detenuti al 41-bis

Cellulari e droga nelle carceri. Anche nel penitenziario di Mammagialla a Viterbo. Due ordinanze di custodia cautelare hanno portato all'arresto, in carcere, di 31 persone all'esito di indagini della Dda di Napoli sull'introduzione di armi da fuoco, droga e telefoni cellulari in diverse istituti in tutta Italia, anche ospitanti detenuti classificati di massima sicurezza.

Associazione mafiosa

La prima ordinanza, emessa dal gip di Napoli, è stata eseguita da personale del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, del Servizio centrale operativo della polizia di stato, delle squadre mobili di Frosinone e Napoli, e della Sisco di Napoli. Venti i destinatari indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Sparatoria in carcere

L'indagine è stata avviata ad aprile 2021 a seguito del ritrovamento di alcuni cellulari nel carcere di Secondigliano, indagine per cui è stato delegato il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. L'attività investigativa è poi entrata in convergenza con un'indagine parallelamente svolta dalla squadra mobile di Frosinone, anch'essa poi delegata dalla Dda di Napoli, inizialmente originata da una sparatoria avvenuta il 19 settembre 2021 all'interno del carcere di Frosinone.

Droga e cellulari a Mammagialla

Dalle indagini avviate per identificare chi avesse introdotto in carcere un'arma da fuoco tramite un drone, è emersa una struttura criminale in grado di garantire l'approvvigionamento di apparecchi telefonici, sia smartphone che piccoli cellulari, nonché di rilevanti quantità di stupefacente in molteplici strutture penitenziarie in tutta Italia. Anche ospitanti detenuti classificati di massima sicurezza. Come Viterbo, Frosinone, Napoli-Secondigliano, Cosenza, Siracusa, Lanciano, Augusta, Catania, Terni, Rovigo, Caltanissetta, Roma-Rebibbia, Avellino, Trapani, Benevento, Melfi, Asti, Saluzzo e Sulmona.

Dietro c'è la camorra

Le investigazioni effettuate hanno documentato come l'indagato S.V. e suoi collaboratori venissero assoldati da organizzazioni di tipo camorristico (sono stati individuati, tra gli altri, soggetti legati agli Esposito-Nappi di Bagnoli che, peraltro, risultano i primi ad avere beneficiato di questo stratagemma), che garantivano ai loro detenuti il costante rifornimento di apparecchi di comunicazione e di narcotici, assicurandosi in tal modo il monopolio della distribuzione nelle strutture carcerarie coinvolte.

Droni modificati

Le investigazioni hanno poi permesso di identificare in C.A., 52 anni, l'uomo in grado di apportare modifiche costruttive ai droni che permettessero di sorvolare anche aree militari sopportando un maggior peso in volo. Le analisi tecniche sui droni sequestrati, delegate al Reparto indagine tecniche del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, hanno permesso di confermare tali manipolazioni realizzate sugli apparati a pilotaggio remoto.

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