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Martedì, 21 Maggio 2024
GIUDIZIARIA

"La mafia a Viterbo voluta a ogni costo": gli avvocati degli imputati durissimi con gli inquirenti

Arringhe degli avvocati di Emanuele Erasmi e Ionel Pavel nel processo nato dall'operazione Erostrato: "Potevano essere fermati prima ma non è stato fatto, perché?"

Ancora parola alle difese nell'udienza di ieri, durata circa tre ore, del processo nato dall'operazione antimafia Erostrato. In tre - Manuel Pecci, Emanuele Erasmi e Ionel Pavel - sono davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi per aver fatto parte, secondo l'accusa, dell'organizzazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.

Il pm della Dda Fabrizio Tucci ha chiesto, complessivamente, 24 anni e nove mesi di reclusione. Per Pavel la richiesta di pena più alta: nove anni e altrettanti mesi di reclusione, oltre 7mila euro di multa. Per il 39enne, operaio rumeno residente a Canepina, considerato il tuttofare del clan, c'è anche l'accusa di danneggiamento oltre a quella di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, contestata agli altri due imputati.

"Pavel - dice il suo avvocato Michele Ranucci - è sempre stato intercettato ma non è mai emersa la sua partecipazione al sodalizio criminale. A partire da Rebeshi, tutti dicevano che era un rumeno ubriacone di cui non ci si poteva fidare. Quindi figuriamoci se si facevano aiutare da lui".

Secondo il difensore, inoltre, Solkol Dervishi, il pentito nonché collaboratore di giustizia e pertanto diventato il grande accusatore, soprattutto di Pavel, sarebbe totalmente inaffidabile. "Non capisce nemmeno l'italiano - osserva Ranucci - e vogliamo davvero credere che Pavel gli abbia confidato, in un bar, di aver preso parte agli attentati incendiari e di avere bruciato le auto di due carabinieri. Il tutto, guarda caso, è stato riferito da Dervishi proprio il giorno in cui gli investigatori sono andati a casa a sua a cercare la droga".

Sempre secondo il legale, "tutti i testimoni sono inattendibili. Inesorabilmente spartiti ed evaporati dopo essere stati sentiti a sommarie informazioni".

Invece per Erasmi, falegname 57enne di Bagnaia, sono stati chiesti sette anni e mezzo di reclusione e 8mila euro di multa per essersi fatto aiutare dal boss Trovato a recuperare gli 8mila euro che un debitore gli doveva. "È un pavido - lo descrive il difensore Giuliano Migliorati -, tutto lavoro e famiglia, con moglie e due figli, che per anni si è visto sbattere la porta in faccia dal debitore. Così, tramite un compagno della palestra, è arrivato a Trovato. Gli ha chiesto solo un favore, sbagliatissimo, ma senza sapere chi fosse. Al massimo gli si può contestare l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La vittima stessa non sapeva chi fosse Trovato. Dopo che in due gli si sono presentati a nome del suo creditore, è corso in questura senza alcuna omertà o assoggettamento alla mafia".

Durante l'arringa l'avvocato Migliorati mette in dubbio la sussistenza dell'associazione mafiosa e, di conseguenza, dell'aggravante del metodo mafioso contestata al suo assistito. In barba alla sentenza della Cassazione che ha condannato in via definitiva nove dei tredici indagati, quelli che hanno scelto riti alternativi.

"La caratura di Trovato - afferma Migliorati -, che certamente appare come personaggio incallito e che vuole fare il boss a tutti i costi, non è mafia. Come non lo sono i fatti, perché insufficienti affinché si contesti una aggravante del genere. Nella maggior parte dei casi si è trattato di danneggiamenti, perseguibili d'ufficio senza la denuncia della vittima. Reati commessi per lo più da singoli individui. Ma gli inquirenti hanno ritenuto il gruppo una consorteria mafiosa, addirittura già dal primissimo episodio. Come è possibile una cosa del genere? Gli indagati erano tutti intercettati e potevano essere fermati in qualsiasi momento per i singoli fatti. A partire proprio dal primo. Ma perché non è stato fatto? Perché è stata aspettata l'escalation? Per avere a tutti i costi la mafia a Viterbo che poi non c'è stata? Questo è stato un fallimento per le indagini. La mafia a Viterbo non c'è mai stata perché, al di là delle vittime, la collettività non ha avuto paura e, grazie a Dio, ha reagito senza subire alcun danno".

Prima di quelle di Ranucci e Migliorati le arringhe, nella scorsa udienza del 6 ottobre, degli avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili per il giovane parrucchiere-imprenditore Manuel Pecci. Il processo è stato rinviato al prossimo 19 dicembre, e per gli imputati potrebbe essere l'ultima volta in aula.

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