rotate-mobile
MALASANITÀ

Errore in sala operatoria a Belcolle, Asl condannata a pagare 155mila euro: "Danni permanenti al paziente"

In sole tre settimane un uomo è stato sottoposto a quattro interventi e durante uno di questi ha subito delle lacerazioni. Gli avvocati Berardino Terra e Domenico Martinelli: "I medici non hanno raccolto neppure il suo consenso all'operazione"

"Una manovra errata" durante uno dei quattro interventi a cui è stato sottoposto in sole tre settimane all'ospedale di Belcolle, causa "una serie di menomazioni permanenti" a un paziente. La Asl di Viterbo è stata condannata, in sede civile, al risarcimento del danno per 154mila 734 euro.

Il fatto

Il calvario dell'uomo inizia a gennaio 2013 quando gli viene "riscontrata una calcolosi della colecisti e del coledoco distale" che gli "causa forti coliche biliari". Per rimuovere il calcolo il 17 gennaio viene operato presso la gastroenterologia di Belcolle, poi dimesso "in assenza di complicanze". Complicanze che, però, emergono alcuni giorni dopo e che tra il 21 e il 22 gennaio lo costringono a essere nuovamente "sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza". A questo ne seguiranno altri due: il 5 e 8 febbraio, entrambi sempre "d'urgenza", con il primo per la rimozione di un ascesso. "I sanitari della Asl di Viterbo - spiegano gli avvocati Berardino Terra e Domenico Martinelli, specializzati proprio in responsabilità professionale medica - nell'intervento chirurgico del 5 febbraio hanno eseguito una manovra errata tale da provocare la lacerazione della parete posteriore della flessura colica destra e la perforazione della prima porzione duodenale", poi scoperte durante l'operazione dell'8 febbraio. "È seguito - proseguono i legali - un lungo decorso post operatorio al termine del quale residuavano una serie di menomazioni permanenti".

La perizia

Se l'azienda sanitaria, costituitasi in giudizio tramite l'avvocata Elaine Bolognini, ha escluso "la presenza di qualsiasi condotta negligente degli operatori sanitari", il consulente del giudice, il dottor Massimo Lancia, "ha confermato la ricostruzione della dinamica fattuale operata" dalla difesa del paziente. "Gli esiti peritali - scrive il giudice Eugenio Turco nella sentenza - hanno confermato la sussistenza di profili colposi nella condotta dei medici intervenuti", che "hanno errato nell'eseguire l'intervento del 5 febbraio" e "causato le lacerazioni". Citando il consulente, il magistrato afferma: "Appare altamente improbabile, ai limiti dell'impossibile, che nello stesso momento, su organi diversi, entrambi vicini al sito di asportazione di un voluminoso ascesso, si fossero verificate due distinte ferite per cause ascrivibili alla patologia del paziente".

I danni

"Il consulente - riporta il giudice - ha ritenuto sussistente il danno biologico a causa dell'intervento medico", fissando in "26 punti percentuali l'inabilità permanente". "In conseguenza delle perforazioni - evidenzia ancora - si sono resi necessari ulteriori interventi, tra cui quello per la rimozione di una parte del colon, circostanze che hanno ulteriormente aggravato l'inabilità psicofisica del paziente".

"Non raccolto il consenso del paziente"

Gli avvocati Terra e Martinelli hanno anche lamentato che "i sanitari non hanno in alcun modo raccolto il consenso informato del paziente riguardo alla portata e alle modalità di esecuzione dell'intervento, alle alternative terapeutiche e alle possibili complicanze, quali la lesione poi, in effetti, verificatesi. Tutto ciò violando la libertà di autodeterminazione del paziente in quanto, laddove fossero state fornite tutte le informazioni occorrenti, non si sarebbe sottoposto all'intervento".

Il giudice, nel riconoscere la lesione del diritto all'autodeterminazione, ricostruisce: "Il modulo per il rilascio del consenso è sfornito di data, appare generico oltre che redatto in maniera incompleta in quanto carente della necessaria informazione concernente proprio il rischio perforazione che sarebbe potuto derivare, e che in effetti è poi derivato, dall'intervento chirurgico". Sul punto, durante le udienze, sono stati sentiti anche dei testimoni. "Hanno confermato - mette nero su bianco il magistrato - che il modulo era stato rilasciato tardivamente al paziente, ossia tre giorni dopo l'operazione, non avendo potuto rendersi conto per tempo della natura dell'intervento, della sua portata e della possibili conseguenze negative".

Ciò ha causato un ulteriore danno all'uomo. "Una sofferenza interiore - rileva il giudice - per aver dovuto affrontare una serie di inaspettate complicanze senza possibilità di prepararsi psicologicamente a tali evenienze" e "per non aver potuto meditare su possibili alternative all'intervento eseguito o ricorrere a diverse strutture e altri medici per valutare possibili interventi, cure e rimedi di altro genere".

La condanna

Il tribunale di Viterbo, in sede civile e tramite il giudice Eugenio Turco, il 16 gennaio scorso ha condannato la Asl a pagare 154mila 734 euro, di cui 140mila 734 euro per risarcire il paziente del danno.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Errore in sala operatoria a Belcolle, Asl condannata a pagare 155mila euro: "Danni permanenti al paziente"

ViterboToday è in caricamento