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Cronaca Riello

Strage di via D'Amelio, 100 fiaccole per Borsellino: "La sua memoria non tramonti mai"

Iniziativa davanti al murales al Riello nel giorno dell'attentato in cui hanno perso la vita il magistrato e cinque agenti della scorta

Sono passati 31 anni da quel 19 luglio 1992, quando un'auto carica di esplosivo venne fatta saltare in aria in via D'Amelio, uccidendo il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. E, proprio oggi, è stata confermata la condanna all'ergastolo per Matteo MessinaD enaro quale mandante di quella strage che segnó profondamente l'Italia negli anni della lotta contro la mafia. Viterbo, come accade ormai da quasi vent'anni, ha ricordato con una fiaccolata di fronte al murales della caserma dei Carabinieri la memoria di Borsellino e quella del suo amico e collega Falcone, oltre quella delle loro scorte e di tutti gli altri giudici, politici e cittadini morti per mano dei mafiosi.

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Alla fiaccolata hanno partecipato quasi tutti i 60 sindaci della provincia di Viterbo, più il presidente della Provincia Romoli, il prefetto Cananà, il questore Vinci, il comandante provinciale dei carabinieri Friano ed il tenente colonnello della Finanza Masdea. Oltre a loro altri rappresentanti delle istituzioni come i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Valentina Paterna. Circa cento le fiaccole accese.

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Due studenti hanno letto il discorso pronunciato da Borsellino ai funerali di Falcone e la testimonianza Antonio Gullo, membro della scorta e superstite della strage di via D'Amelio.

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Carlo Maria Scipio, del comitato 19 luglio, ha invece pronunciato un toccante discorso: "Vent'anni fa è nata quest'iniziativa grazie a Mauro Rotelli, che ha avuto un'intuizione che poi è stata seguita un po' dappertutto. In questo stesso momento, a Palermo c'è una manifestazione con tanto di fiaccole per ricordare gli stessi sentimenti e provare le stesse emozioni che stiamo provando noi. Il 19 luglio non è una mera tradizione, un atto cerimoniale, nemmeno una liturgia laica.

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Questa è una testimonianza, una condivisione dei principi di legalità, democrazia, rispetto delle leggi. Principi in base ai quali hanno operato Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, dei quali io, con un certo pudore, affermo di essere stato modestissimo collega. Dagli anni' 60 in poi, altri venti colleghi hanno sacrificato la loro vita per lottare contro la mafia. E con loro le scorte. Il nostro compito è fare in modo che la memoria di questi eroi non tramonti mai, glie lo dobbiamo dopo tutto quello che hanno fatto per la nostra patria".

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