Giovedì, 18 Luglio 2024
MAFIA

Boss al 41 bis a Mammagialla vuole una macchina da scrivere in cella

Inconsueta richiesta di Giovanni Di Giacomo che avrebbe bisogno dello strumento per redigere istanze e ricorsi "in maniera intellegibile". Il "no" definitivo della Cassazione

Vuole una macchina da scrivere, cioè uno strumento ormai completamente superato dalla tecnologia, per poter comodamente redigere dalla sua cella del carcere di Viterbo, dove è recluso al 41 bis, reclami ed istanze. È questa l'inconsueta richiesta del boss ergastolano di Porta Nuova (Palermo) Giovanni Di Giacomo, che compirà 70 anni il prossimo 18 luglio.

A suo avviso, senza poter battere a macchina i documenti, ci sarebbe il rischio che la sua grafia risulti incomprensibile e di vedere leso, secondo lui, il suo diritto alla difesa. Un'ipotesi che la prima sezione della Cassazione, presieduta da Monica Boni, ha ora definitivamente respinto, come già avevano fatto il magistrato di sorveglianza di Viterbo a febbraio 2021 e il tribunale di sorveglianza di Roma a giugno dell'anno scorso.

L'istanza - perfettamente intellegibile, come tutte le altre, a dire dei giudici - è stata dichiarata inammissibile e il mafioso è stato così condannato a versare 3mila euro alla cassa delle ammende. Per la suprema corte non c'è alcuna lesione del diritto di difesa del detenuto al 41 bis, visto che può chiedere aiuto al suo avvocato, ma anche a una figura preposta a questo compito in carcere. Non solo: nessuno dei suoi ricorsi è risultato non comprensibile finora per via della sua scrittura.

Fonte PalermoToday

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