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Sabato, 22 Giugno 2024
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Detenuti pubblicano video su Tiktok dal carcere di Civitavecchia

Ciro Di Domenico (Fp Cgil): "Scoperti da un agente di polizia penitenziaria che ha riconosciuto la cella in cui erano stati girati i filmati"

Detenuti pubblicano video su Tiktok dal carcere di Civitavecchia. Una "beffa durata sei ore. Un poliziotto penitenziario - spiega Ciro Di Domenico, coordinatore regionale della Fp Cgil - ha riconosciuto subito la cella detentiva in cui erano stati girati due brevi video ed è stata predisposta nell’immediato una perquisizione straordinaria nell’intera sezione detentiva. In questo modo la polizia penitenziaria di Civitavecchia ha ritrovato due telefoni cellulari perfettamente funzionanti, in uno dei quali erano anche rimasti in memoria i due video apparsi su Tiktok”.

"Non è certo la prima volta - continua Di Domenico - che detenuti riescono a pubblicare dei video registrati all’interno di un carcere, ma stavolta la capacità di osservazione e controllo palmo a palmo della polizia penitenziaria di ogni cella detentiva ha permesso l’individuazione quasi immediata del locale ripreso nei due video apparsi sul social network”.

Per Mirko Manna, coordinatore nazionale della Fp Cgil polizia penitenziaria, "l'utilizzo di telefonini in carcere non è, come qualcuno si ostina a sminuire, un banale mezzo per rimanere in contatto con i propri cari, ma è sia uno strumento di controllo e sopraffazione dei detenuti più pericolosi nei confronti dei più deboli, sia un pericoloso strumento per dare ordini o gestire traffici illegali all’esterno, continuando a mantenere il proprio status criminale nonostante la detenzione. Anche un banale video postato sui social network deve far riflettere quanto sia ancora diffusa la presenza di telefoni collegati anche a internet all’interno delle carceri italiane".

"La soluzione - conclude Manna - non è la schermatura delle carceri, perché ci potrebbero anche essere problemi per la salute dei poliziotti, quanto quella di potenziare la tecnologia per il ritrovamento dei telefoni e altre apparecchiature, ma ancora prima impedirne l’accesso stesso. Va riconosciuto anche il merito al Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e a tutto il personale delle diramazioni regionali per il monitoraggio e le indagini svolte anche in questo settore".

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