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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca

Lavoro, nella Tuscia cinque morti e 1370 infortuni

I dati Inail fino al 30 settembre resi noti e analizzati dal segretario della Ugl Lazio Armando Valiani e dal responsabile del dipartimento Sicurezza del sindacato Wladymiro Wisocki

Lavoro, nella Tuscia cinque morti e 1370 infortuni. Sono i dati Inail fino al 30 settembre scorso resi noti dal segretario regionale della Ugl Armando Valiani e dal responsabile del dipartimento Sicurezza del sindacato Wladymiro Wisocki e Armando Valiani-2. Se gli incidenti, sempre nella provincia di Viterbo, sono 676 in meno del 2022, quando nello stesso periodo ne erano stati registrati 2mila 46, i decessi sono quattro in più: lo scorso anno, infatti, ce ne era stato uno.

Focus sulla regione Lazio. Rispetto al periodo gennaio/settembre 2022 (41mila 539 casi) al 2023 si registrano 29mila 521 casi, meno 12mila 18 eventi. Sui casi mortali si registrano 65 incidenti che, rispetto allo stesso periodo del 2022 (72 casi), sono sette in meno.

Analizzando i dati degli infortuni per singola provincia del Lazio, al 30 settembre 2023 si registra Frosinone con 1496 (767 in meno del 2022, che registrava 2mila 263 eventi), Latina 2mila 728 (1422 in meno del 2022, che registrava 4mila 150 eventi), Rieti 853 (255 in meno del 2022 che registrava 1108 casi), Roma 23mila 74 (8mila 898 in meno del 2022, che registrava 31mila 972).

Sugli esiti mortali, invece, per le province del Lazio al 30 settembre 2023 si registra Frosinone con 7 casi (6 in meno rispetto al 2022 con 13 eventi), Latina con 10 casi (2 in meno rispetto al 2022 con 12 eventi). Rieti purtroppo registra un aumento con 4 casi rispetto a nessun caso dello scorso 2022, Roma con 39 casi (7 in meno rispetto al 2022 con 46 eventi).

Anche per la regione Lazio, come per l’intero territorio nazionale, i casi di malattie professionali sono in sensibile aumento di 3mila 777 rispetto ai 3mila 150 del 2022, ovvero ben 627 casi. A livello nazionale il Lazio è tra le regioni con il maggior decremento di infortuni, oltre a Campania, Molise e Liguria. "Sicuramente - commentano dalla Ugl - un dato positivo ma che non deve ingannarci e farci abbassare la guardia. Il periodo pandemico, dal quale siamo finalmente usciti, ha drasticamente influito nel periodo gennaio/settembre 2022". Nel settore della sanità i casi di infortunio erano 7mila 328 mentre nello stesso periodo di riferimento del 2023 sono 2mila 106. Così come i trasporti, che da 5mila 314 del 2022 sono passati a 2mila 173. "Indici - evidenzia l'Ugl - che ci fanno notare come proprio in quel periodo per la nostra regione sono stati significativi".

"Un dato che deve farci tenere l’attenzione alta - aggiungono dalla Ugl - è il mondo delle costruzioni che, seppure i vari bonus sono in fase terminale o comunque meno attivi dello scorso e inizio anno, i numeri di infortuni dal 2022 con 1464 al 2023 con 1479, addirittura con più 15 eventi, restano sempre alti e costanti. Indice come l’edilizia e il mondo delle costruzioni, anche spinto dal volano del Superbonus 110%, resta per la regione Lazio una delle attività economiche di rilievo".

Altro dato importante da evidenziare è l’incremento degli infortuni per gli under 20 anche per la regione Lazio con 3mila 66 casi rispetto al 2022 che ne registrava 2mila 744: un aumento di 292 casi. "Questo - commentano dalla Ugl - deve far riflettere come la sicurezza o, meglio dovremmo dire, la cultura della sicurezza debba cominciare proprio nella scuola. Una materia che deve essere oggetto di studio al pari di tutte le altre materie proprio per educare il ragazzo di oggi, futuro lavoratore, datore di lavoro, imprenditore alla forma mentis del lavoro sicuro.

Sempre più spesso - prosegue l'Ugl - ci si accorge e si riscontra che tra i ragazzi, così come negli adulti, la conoscenza del pericolo e del rischio nel lavoro, delle lavorazioni che vanno a eseguire sono ancora molto sottovalutati. Vuoi per quella errata concezione di esperienza del lavoro, vuoi per quel senso di leggerezza giovanile perché ci si sente invincibili e furbi, ma il pericolo e il rischio di un incidente è sempre dietro l’angolo.

Oggi - continuano dalla Ugl - la formazione e l’addestramento devono essere la priorità non solo del mondo del lavoro in genere, ma anche e soprattutto della scuola. Una formazione che deve essere di partecipazione dei discenti e non solamente una divulgazione nozionistica di leggi. Una formazione che poi deve trasformarsi in attuazione e applicazione delle procedure di lavoro condivise e a conoscenza di tutti gli addetti ai lavori. Solamente rendendo questa materia partecipe e condivisa da tutti possiamo fare breccia nella sensibilizzazione, nella mentalità, prevenzione per arrivare al prodotto finale della sicurezza sul lavoro.

La sicurezza nei luoghi di lavoro, pertanto, non deve essere una cosa imposta - osserva l'Ugl - ma deve essere parte dello spirito di ogni lavoratore, un modus operandi. A tal proposito stiamo ancora aspettando il nuovo accordo Stato-Regioni sulla formazione, che ormai si sta facendo attendere da troppo tempo. Seppure qualche timido segnale di cambiamento lo abbiamo visto con la legge 215 del 2021, che è andata a toccare alcuni aspetti del testo unico della sicurezza, ancora troppi dubbi sono rimasti e ancora troppe lacune sono presenti nel nostro decreto legislativo 81 del 2008 e successive modificazioni e integrazioni. Basti pensare, a titolo di esempio, l’articolo 19 del decreto legislativo 81 del 2008 e smi che quotidianamente crea incomprensioni e difficoltà di interpretazione tra i vari addetti ai lavori.

Speriamo - concludono dalla Ugl - che presto questo accordo tanto atteso possa essere emanato con le dovute correzioni anche a seguito delle bozze che sono circolate in questi mesi. La sicurezza sul lavoro deve essere una prerogativa di tutti, un dovere e un diritto ma troppo spesso è ancora sottovalutata e in alcuni casi addirittura inapplicata".

Su tutto il territorio nazionale i numeri degli incidenti con esito mortale e infortuni hanno un lieve e timido decremento. "Parliamo – spiegano Valiani e Wisocki – di 430mila 829 casi di infortunio che, rispetto al 2022 dello stesso periodo, si traduce in -19,6% dei quali il -3,7% con esito mortale, ovvero 761. Questo non deve assolutamente metterci in condizione di abbassare la guardia perché i dati analizzati nello specifico per regione e per attività offrono informazioni che devono farci riflettere su un orizzonte ben più ampio anche di quello che risulta essere l’andamento nel mondo del lavoro”.

“A titolo di esempio – sottolineano i rappresentanti Ugl – negli incidenti, seppure abbiamo un decisivo decremento per entrambi i generi, maschile e femminile, si riscontra un aumento preoccupante per gli under 20 del +12,3% , ovvero 55mila 802 casi, dovuto all’aumento infortunistico degli studenti. Così come a livello nazionale devono farci riflettere i dati in aumento delle malattie professionali pari a 53mila 555 casi. Dati importanti se si pensa che le prime tre malattie professionali sono il sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, le patologie del sistema nervoso seguite dalle patologie dell’orecchio e solo dopo abbiamo le malattie dei tumori e dell’apparato respiratorio. Questo nel quadro nazionale”.

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