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GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Donne trovate il coraggio di riprendervi la vostra vita, prima che qualcuno ve la strappi via!

La "bandiera" del 25 novembre dovrebbe essere il messaggio che dalla violenza si può uscire e ci si può salvare

Il 25 novembre è la giornata dedicata a tutte le donne che, spesso nel silenzio totale, sopportano sopprusi, bugie, sensi di colpa indotti, botte, insulti, violenza psicologica e fisica di ogni tipo.

Piaghe nascoste tra le romantiche note di una relazione o di una famiglia disfunzionale, ma perbenista, le violenze sono trasversali e quando si insinuano tra le mura domestiche non risparmiano nessuno: fidanzate, mogli, madri, sorelle o figlie. 

Complici del carnefice i pregiudizi di una società che ancora vive di vecchie convenzioni sociali, la deresponsabilizzazione da parte della famiglia della vittima o del carnefice, la vergogna che ancora oggi le donne provano ad ammettere la condizione in cui vivono e non ultima la dipendenza affettiva. I pregiudizi nei confronti di un percorso terapeutico, indispensabile per guarire e non essere più vittime di personalità tossiche e disturbate, fanno il resto. Le vittime con il passare del tempo spesso non riconoscono nemmeno più il comportamento come "abusante" o si trovano sole e restano in un limbo di paura e impotenza. Iniziano a convivere con quel dolore, che viene segretamente alimentato ogni giorno con una piccola goccia di "veleno", che poi diventano due, e man mano il rapporto tossico cresce senza che la vittima nemmeno se ne accorga, fino poi spesso a esplodere nei fatti di cronaca che amaramente conosciamo.

È sempre molto difficile spiegare il motivo per cui le donne siano disposte a sopportare tutto quel carico di violenza e di negatività. Le giornate di riflessione come questa, più che a condividere scarpette rosse sulle bachehe dei social, dovrebbero servire a riflettere su come siamo stati educati e su cosa stiamo lasciando ai nostri figli. 

L'educazione 

Dovremmo educare le nostre figlie a ricevere amore, a essere autonome e quindi scegliere un uomo piuttosto che averne bisogno sotto ogni punto di vista: emotivo, economico o presenza. Dovremmo insegnare a non accettare atteggiamenti abusanti per nessun motivo. Dovremmo educare i nostri figli a entrare in contatto con la loro parte emotiva, dovremmo educare al rispetto, alla consapevolezza e al dialogo. L'educazione emotiva dovrebbe essere anche una materia scolastica, perchè nella società moderna i ragazzi sanno tutto sul sesso ma ancora troppo poco sulla manipolazione, sull'abuso, sullo stalking, sull'isolamento e non basta una giornata dedicata all'argomento ogni anno, perchè le donne che vivono il buio della violenza lo affrontano ogni giorno sentendosi sole, isolate, incomprese e in colpa.

Spezzare la catena

Il messaggio più importante, quello che dovrebbe diventare la bandiera della giornata del 25 novembre, è che si può uscirne. L'uscita di sicurezza passa innanzitutto dall'accettazione del proprio vissuto e delle proprie ferite che devono diventare tatuaggi sul cuore che ricordino alla vittima quello che mai più vuole vivere. La scelta di spezzare la catena della violenza è trasversale, così come la violenza, e se piantiamo fiori dove prima c'era il deserto le nostre figlie e i nostri figli li coglieranno! Donne abbiate il coraggio di raccontare, di andarvene, di denunciare se necessario. Abbiate il coraggio di riprendervi la vostra vita prima che qualcuno ve la strappi via!

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