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Domenica, 27 Novembre 2022
GIUDIZIARIA

Processo Vinitaly, l'ex direttore di Veronafiere: "Dalla Regione pressioni per l'utilizzo di ditte amiche"

Sentito in aula l'ultimo teste del pm sull'affidamento degli stand del Lazio. La procura chiede la riqualificazione dell'unico reato non ancora prescritto: da tentata concussione a tentata induzione

Processo Vinitaly e Macchina del fango, tutti i reati sarebbero prescritti. Ad eccezione della tentata concussione per la quale, però, la procura è intenzionata a chiedere la riqualificazione in tentata induzione. La richiesta, anticipata ieri dal pubblico ministero Massimiliano Siddi al tribunale di Viterbo, sarà formalizzata entro la prossima udienza, quando poi si pronuncerà il collegio dei giudici presieduto da Elisabetta Massini e gli avvocati difensori faranno le loro eventuali "contromosse". Secondo i legali, comunque, anche la tentata induzione sarebbe già prescritta.

I fatti sono datati: l'inchiesta del pm Siddi è stata chiusa nel 2012. Otto gli imputati, rinviati a giudizio nel 2016, ma sono sei quelli a cui è stata contestata la tentata concussione. Il giornalista Paolo Gianlorenzo e il funzionario dell'Agenzia delle entrate Luciano Rossini. L'ex assessora della regione Lazio Angela Birindelli e l'ex commissario Arsial Erder Mazzocchi per la "cacciata" dell'impiegato dell'agenzia regionale Stefano Bizzarri che, secondo l'accusa, sarebbe stato inviso dall'ex assessora all'agricoltura per i buoni rapporti e le frequentazioni con Francesco Battistoni. Quest'ultimo, oggi parlamentare di Forza Italia e vicepresidente della commissione Ambiente della Camera, è tra le parti civili del processo. Birindelli deve rispondere di tentata concussione anche per i presunti tentativi di pilotare l'allestimento dello stand Lazio al Vinitaly. E per lo stesso reato, e sempre in relazione alla vicenda Vinitaly, sono imputati anche l'ex direttore dell'assessorato all'Agricoltura della regione Roberto Ottaviani e l'imprenditore nonché ex patron della Viterbese Giuseppe Fiaschetti.

La questione dell'allestimento del padiglione del Lazio al Vinitaly ieri è stata ripercorsa in aula con l'ultimo teste del pm, l'ex direttore di Veronafiere Giovanni Mantovani.

Nel 2011, stando a quanto ricostruito della procura, un'azienda ricondotta all'imprenditore Giuseppe Fiaschetti assume l'incarico del servizio di comunicazione per lo stand Lazio. Un affidamento pilotato, secondo l'accusa, per 600mila euro. L'anno successivo, stesso copione. Arriva l'ok per la stessa ditta, ma con importo raddoppiato: un milione e 200mila euro per comunicazione e anche allestimento del padiglione.

"Il risultato portato a casa nel 2011 non era stato buono - ripercorre Fischetti -. La società era apparsa non in grado di gestire la situazione, ma la Regione Lazio ha insistito affinché venisse conferito l'incarico anche nel 2012. Noi non eravamo d'accordo e lo abbiamo fatto presente. Tra l'altro non era stato presentato alcun progetto pur essendo a ridosso dell'inaugurazione. Io ero più che arrabbiato, e ho deciso di chiamare l'allora governatrice Renata Polverini per dirle che non si poteva più andare avanti così".

A un certo punto, però, succede qualcosa di imprevisto. La ditta ritenuta amica, inaspettatamente, si chiama fuori. "Da Birindelli - dice Fiaschetti più che aiutato nella memoria dal pm ma confermando quanto reso agli inquirenti durante le indagini - inizia un vero e proprio assedio per impiegare altre due ditte per il padiglione del Lazio. Mi ha anche telefonato pregandomi calorosamente di procedere in questo senso. A Verona, inoltre, c'era il dirigente regionale Ottaviani che pressava per l'utilizzo di queste ditte proposte. Disse che, seppur in accordo con noi su tutta la linea, avrebbe rischiato il posto di lavoro se non fosse riuscito a portare a casa il risultato. Insomma, si trovava tra l'incudine e il martello e non mi è mai apparso una persona affidabile. Ho chiamato Polverini riuscendo, però, a parlare solo con il capo di gabinetto che si mostrò sorpreso della situazione. Una situazione anomala: noi non volevamo quelle ditte perché mancavano delle garanzie minime, ma dalla Regione c'è stata un'insistenza mai registrata prima con altri enti".

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