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DELITTO DEL SUFFRAGIO / Centro Storico / Via Fontanella del Suffragio

Massacrato di botte e torturato fino alla morte, la complice nell'omicidio sarà processata: "È sana di mente"

Davanti al gup di Viterbo il contraddittorio tra gli psichiatri nominati dal tribunale e dalla difesa di Azzurra Cerretani, accusata del delitto al Suffragio di Daniele Barchi. Le conclusioni dei due esperti contrastano

Delitto del Suffragio: la 28enne Azzurra Cerretani sarà processata per l'omicidio di Daniele Barchi. Secondo il perito del tribunale, lo psichiatra Federico Trobia, la ragazza viterbese è pienamente capace di intendere e di volere. Sana di mente, seppur in quadro clinico complesso, e quindi in grado di stare a processo. Conclusioni che contrastano con quelle del consulente nominato dalla difesa. Per lo psichiatra Claudio Manni, infatti, Cerretani soffrirebbe di un disturbo tra il parziale e il totale vizio di mente.

I due esperti, dopo diversi rinvii, hanno tirato le fila ieri in aula davanti al gup Giacomo Autizi, che già aveva accolto la richiesta di rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica del difensore della 28enne, l'avvocato Fausto Barili. Per Cerretani è stato chiesto il processo dopo quasi quattro anni dal delitto, avvenuto a maggio 2018. Inizialmente la procura aveva chiesto l'archiviazione a cui, però, si sono opposti i genitori adottivi della vittima, rappresentati dall'avvocato di parte civile Pasqualino Magliuzzi. Si torna in aula per la discussione delle parti il 15 febbraio, con udienza fissata a partire dal primo pomeriggio.

La sera del 22 maggio 2018 il 42enne Daniele Barchi è stato trovato cadavere in un monolocale al pianoterra in via Fontanella del Suffragio. Una traversa di corso Italia, in pieno centro storico. La ragazza è accusata di omicidio in concorso, con il fidanzato dell'epoca: il 34enne di Corchiano Stefano Pavani, giudicato seminfermo di mente e condannato in via definita a 15 anni di reclusione. I due, secondo l'accusa, avrebbero massacrato di botte e torturato Barchi fino alla morte. Seviziato con un coltello, un forchettone da cucina e una bottiglia di vetro. Il perché? Il 42enne non li avrebbe più voluti in quella casa dove li stava ospitando da tempo.

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