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IL PROCESSO

Rifiuti sul piazzale di Ecologia Viterbo, parla il patron: "O così o spazzatura in strada. Zero guadagni, ci abbiamo rimesso"

Francesco Zadotti, ex responsabile amministrativo e gestore dell'impianto di Casale Bussi, si difende in aula per un'ora e mezza nel processo nato dall'operazione Vento di maestrale

Un'ora e trenta a raccontare la sua verità. Martedì, davanti al collegio del tribunale presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, l'esame di Francesco Zadotti, ex responsabile amministrativo e gestore dell'impianto di Casale Bussi di Ecologia Viterbo. È il più noto tra gli imputati del processo scaturito dall'operazione Vento di maestrale. Alla sbarra insieme a lui altre quattro persone, oltre a Ecologia Viterbo, due delle quali presenti in aula all'ultima udienza: il responsabile dell'impianto Daniele Narcisi e il direttore tecnico di Casale Bussi Massimiliano Sacchetti. A otto anni dal blitz, due degli imputati sono morti: Gaetano Aita di Ria & Partners e Paolo Stella (direttore tecnico di Ecologia Viterbo), deceduto lo scorso luglio.

Zadotti, 77 anni, ha riavvolto il nastro ed è tornato a novembre 2014 quando è stato "nominato presidente del consiglio di amministrazione di Ecologia Viterbo, dopo aver svolto funzioni di carattere amministrativo che non mi hanno mai portato a interessarmi della gestione dei rifiuti". Al centro del processo un presunto traffico illecito di rifiuti nato dal mancato rispetto dei quantitativi di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti) da inviare alla termovalorizzazione ma che, invece, venivano stoccati nel piazzale di Casale Bussi essendo l'impianto, secondo l'accusa, non idoneo alla produzione, violando così le prescrizioni. Il tutto allo scopo di continuare a mantenere i guadagni.

"L'impianto - è la versione fornita in aula da Zadotti - nasce per la produzione di Cdr e c'erano stati due collaudi della Regione. La produzione parte a novembre 2013 con due mesi di avviamento, poi da gennaio è entrata a pieno regime. Prima di quella data non c'erano sbocchi per il trattamento di questo materiale in quanto mancavano i termovalorizzatori. Ci accusano di aver prodotto una quantità inferiore di Cdr rispetto a quanto previsto ma non c'è una percentuale di produzione. Si parla di 25% ma non è prescrittivo".

Poi il capitolo sulle balle di Cdr stoccate nel piazzale di Casale Bussi. Tutta colpa dell'emergenza rifiuti a Roma del 2012-2013, per Zadotti. "Quelle balle - racconta - venivano sigillate sovrapponendo sei strati di pellicola verde per garantire la loro resistenza agli agenti atmosferici che, tra l'altro, incidevano anche sulla qualità dei rifiuti. Per mancanza di termovalorizzatori ci siamo trovati nella condizione di dover scegliere tra il rifiutare la spazzatura che arrivava o produrre Cdr e accatastarlo sul piazzale in attesa di trovare impianti che potessero smaltirlo. Su quest'ultimo punto la corsa era continua. La preoccupazione era sempre quella dello smaltimento: dove farlo e come farlo il più possibile".

Zadotti punta il dito contro l'impianto di Colleferro. "A inizio anno - ricorda - ci accordavamo con i termovalorizzatori sulle quantità di rifiuti da smaltire. Poi Colleferro, che nell'ultimo anno è stato fermo 200 giorni su 365, non accettava quanto programmato e ci sconvolgeva tutta l'organizzazione, costringendoci a trovare nuovi sbocchi. Andavamo spessissimo a Torino, ovviamente con costi più alti. Ma nessuno si è lamentano o non ha accettato i rifiuti perché ritenuti di scarsa qualità". Zadotti ha sottolineato le numerose note inviate da Ecologia Viterbo sia al Comune di Colleferro che alla Regione a causa dei continui stop. "Costantemente - dice - ci lamentavamo con lettere scritte per la difficoltà a smaltire Cdr. La Regione è sempre stata informata, anche perché ovviamente motivavamo le ragioni dello stoccaggio sul piazzale di Casale Bussi".

Sull'accusa di aver architettato tutto ciò per mantenere i guadagni, Zadotti ribatte: "Non solo l'azienda si è accollata i costi di smaltimento degli ultimi due mesi del 2013, ma anche quelli che lievitavano per la difficoltà a smaltire Cdr. E i maggiori costi sostenuti da Ecologia Viterbo sono stati riconosciuti anche da tribunali amministrativi, con sentenze che sottolineano la difficoltà nello smaltimento per la mancanza di impianti sul territorio regionale".

È stato rinviato a fine giugno 2024 il processo, che per le difese si sarebbe potuto chiudere cinque mesi fa con la prescrizione e l'assoluzione nel merito degli imputati, riqualificando il reato di traffico di rifiuti e riconoscendo Zadotti come semplice partecipe e non promotore dell'associazione, al pari degli altri imputati. A processo, oltre a Zadotti, Narcisi, Sacchetti ed Ecologia Viterbo (in persona del legale rappresentate pro tempore), anche Bruno Landi (legale rappresentante di Ecologia Viterbo fino al 2014) e Massimo Rizzo (responsabile della pesa). I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani, gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.

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