Domenica, 14 Luglio 2024
TRATTORI IN CITTÀ

La Tuscia è il cuore della rivolta degli agricoltori: "Avanti ad oltranza, Coldiretti legata a interessi politici"

Viterbo e Orte sono la culla della protesta. Gli agricoltori spiegano perché hanno bruciato la bandiera dell'associazione

Il livello dello scontro si sta alzando pesantemente, mentre le autorità monitorano la situazione per evitare un’escalation. La protesta degli agricoltori, ormai, va avanti da una settimana e la Tuscia è il cuore della rivolta. Ieri, ad Orte, i manifestanti hanno tentato nuovamente di bloccare il casello autostradale, uno degli snodi commerciali cruciali del Paese, costringendo la polizia ad intervenire per sgomberare il posto. Non ci sono stati contatti fisici con le forze dell’ordine, e questa è senz’altro una buona notizia. Ma l’appello affinché la protesta, da espressione di un dissenso palpabile non diventi violenza, è partito da Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura. Questo perché, nella giornata di ieri, nel Viterbese sono avvenuti episodi alquanto significativi. 

GALLERY | Protesta degli agricoltori a piazzale Gramsci

AL ROGO LE BANDIERE DI COLDIRETTI

Gli agricoltori, con una cinquantina di trattori, ieri mattina hanno invaso le strade alle porte del centro storico di Viterbo. Partiti dal parco commerciale San Lazzaro, in zona Cassia Nord, il corteo si è spostato fino ad arrivare a piazzale Gramsci e via Garbini, paralizzando il traffico. Durante la sfilata, nei pressi di San Lazzaro, alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme le bandiere di Coldiretti, uno degli storici sindacati di riferimento del mondo agricolo. Un gesto forte che ha causato lo sdegno del ministro Lollobrigida e le espressioni di solidarietà da parte del deputato viterbese Mauro Rotelli e dei consiglieri regionali Daniele Sabatini e Valentina Paterna. A spiegare il perché di un’azione così eclatante sono gli stessi agricoltori: “Coldiretti - spiega L.N., titolare di un’azienda - ci ha ignorati costantemente nelle nostre proteste. Forse perché per loro ci sono in ballo interessi politici.  Sono stati sordi nei nostri confronti ed oggi abbiamo dato la dimostrazione che noi, da soli, non abbiamo bisogno di sigle sindacali a sostenerci”. In queste ore, alcuni sindacati stanno però cercando una sorta di mediazione tra i contadini viterbesi e le altre strutture sindacali. Per rendere l’idea della tensione, in un primo momento, attorno alle 12 di ieri, si era sparsa la voce che anche la sede di Coldiretti in via Baracca fosse stata oggetto di lancio di sassi e uova, voce poi smentita in seguito. 

LA PROTESTA DI VITERBO SI UNISCE A QUELLA DI ORTE

La giornata di ieri è stata comunque uno spartiacque nella storia di questa protesta. Non essendo guidati da nessuna sigla sindacale riconosciuta, bensì da un gruppo spontaneo denominato “Rispetto e dignità”, i manifestanti hanno finora agito in solitaria. Ma poco dopo il corteo di Viterbo, alcuni trattori hanno deciso di partire alla volta di Orte per unirsi all’altro gruppo che da una settimana sta presidiando il casello. "Questa protesta - ha dichiarato all’Agi Domenico Clerici, uno dei partecipanti - proseguirà a oltranza finché non avremo risposte dal governo. Il problema principale dell’agricoltura europea è che produciamo senza riuscire a coprire i costi. È una situazione che va avanti da vent’anni. Da allora, sempre meno. Non ci stiamo più, è impossibile andare avanti. Se non ci ascoltano l’agricoltura italiana chiude". E, per oggi, è prevista una nuova azione, sempre nei pressi dell’imbocco dell’autostrada. Ad annunciarlo è il movimento Riscatto Agricolo, che conferma l’intenzione di proseguire ancora con i cortei e i blocchi.

IL PASSAPAROLA SU WHATSAPP ED IL GEMELLAGGIO CON GLI AGRICOLTORI UMBRI

La Tuscia, come detto, è uno dei fronti più caldi della protesta. Ma come si organizzano gli agricoltori? Nella maniera più semplice possibile: messaggi passa-parola su WhatsApp e volantini. In una chat viene scritto: “Oggi la maggior parte dei frutti del nostro lavoro è sottopagato, i ricavi sono abbondantemente inferiori ai costi di produzione e questo, purtroppo, perdura da decenni: non vogliamo contributi, chiediamo solo dignità del giusto prezzo. Noi siamo i custodi della natura, non soggetti che inquinano". Ci sono anche richieste al governo: "Sostenga la produzione agricola come unica fonte di produzione di cibo e di vita, abolendo ogni forma di speculazione chimico - industriale delle multinazionali farmaceutiche, che dietro una finta e indegna sostenibilità, vogliono distruggere l'agricoltura mettendo mano sulle nostre terre”. Tra i vari punti critici evidenziati dagli agricoltori c’è l’eliminazione dell'obbligo di non coltivare il 4% dei terreni ed ogni forma di contributo volta a disincentivare la coltivazione, oltre alla richiesta di istituire regolamenti stringenti che contrastino l'ingresso sul mercato di cibi sintetici ed il mantenimento anche dopo il 2026 del sistema che tiene calmierati i costi del gasolio agricolo. Una sorta di adunata che coinvolge praticamente tutto il settore, dalla Lombardia alla Sicilia. Data la vicinanza tra Orte e i territori umbri, domani è attesa la partecipazione di gruppi provenienti dalle zone della bassa Umbria ai sit-in nei pressi del casello autostradale.

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