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Martedì, 28 Maggio 2024
IL DELITTO / Soriano nel Cimino

Omicidio Bramucci, la procura chiede il carcere per Pizzuti: "Ha affittato una stanza della casa dove è ai domiciliari"

Per il pm Massimiliano Siddi la misura cautelare, con braccialetto elettronico, deve essere aggravata

Delitto di Salvatore Bramucci, la procura di Viterbo chiede il carcere per Alessio Pizzuti. Anche l'unico dei sei imputati per l'omicidio del 58enne, ucciso a Soriano nel Cimino il 7 agosto 2022, finora ai domiciliari rischia di finire dietro le sbarre. Già detenuti in un penitenziario le sorelle Elisabetta e Sabrina Bacchio, rispettivamente moglie e cognata della vittima, il compagno della seconda Constantin Dan Pomirleanu e Tonino Bacci e Lucio La Pietra.

Il perché della richiesta

Per il 35enne Pizzuti il pm Massimiliano Siddi ha chiesto un aggravamento della misura di custodia cautelare dopo che, durante un controllo, sarebbe stato sorpreso dai carabinieri nella propria abitazione romana, dove si trova ai domiciliari con il braccialetto elettronico, "in compagnia di una persona non temporanea ma a cui avrebbe addirittura affittato una stanza della casa. Una concessione assolutamente mai autorizzata", sottolinea il pubblico ministero.

Alessio Pizzuti

La versione della difesa

"Mi è stata raccontata una versione ben diversa - ribatte l'avvocato Lanfranco Cugini, difensore del 35enne -. La persona trovata nell'appartamento di Pizzuti è solita portargli i generi alimentari. E questo aveva fatto anche il giorno che è stata sorpresa dai carabinieri. Presa dal panico per il loro arrivo e controllo si è poi nascosta nell'abitazione". Sull'aggravamento della misura cautelare, e dunque sulla decisione di disporre o meno la detenzione in carcere, il tribunale di Viterbo si è riservato.

L'accusa

Pizzuti, insieme a Pomirleanu, è stato l'ultimo tra gli indagati a essere arrestato. Il 4 gennaio scorso, a quasi un anno e mezzo dal delitto e dopo diciassette mesi di indagini. A processo, insieme agli altri cinque, davanti alla corte di assise, è imputato per omicidio pluriaggravato in concorso e ritenuto "responsabile dell'agguato con armi da sparo" ai danni di Bramucci. Secondo l'accusa, il 35enne avrebbe partecipato almeno a una delle "riunioni" per la pianificazione del delitto. Inoltre, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe dovuto prendere parte sia al sopralluogo su quella che poi sarebbe diventata la scena del crimine che al commando di fuoco mossosi dalla Capitale all'alba del 7 agosto. Ma in entrambi i casi si sarebbe tirato indietro all'ultimo.

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