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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
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L'addio ad Arnaldo Brunetti, la famiglia: "Ci hai fatto conoscere l'amore vero". Il feretro del militare scortato dai colleghi

Nella chiesa collegiata di Canepina i funerali del militare dell'Aves morto a 41 anni in un incidente con la moto

"La morte di Arnaldo è una vera tragedia umana. Ci sono tanti perché e la disperazione nel pensare che sarebbe bastato un po' di ritardo e la sua vita sarebbe andata avanti". Don Gianluca Scrimieri, parroco di Canepina, nell'omelia ai funerali di Arnaldo Brunetti, il militare di 41 anni morto in un incidente con la moto sulla Canepinese.

Nella chiesa collegiata di santa Maria Assunta ci sono la famiglia, i genitori e la compagna. Le comunità di Canepina e Vetralla, di cui Arnaldo era rispettivamente originario e dove viveva, amici e colleghi. I militari dell'Aviazione dell'esercito presidiano davanti all'altere il feretro, su cui è stato posato un guanto da moto. In prima fila c'è il comandante Andrea Di Stasio.

"In particolar modo per i genitori, non c'è dolore più grande di questo - afferma don Gianluca -. Ma bisogna avere fede nel credere che Arnaldo sarà sempre con noi. La sua presenza è cambiata ma lui c'è. Continuerà ad aiutare i suoi familiari, amici e colleghi. Per chi è credente, Arnaldo è entrato nelle nozze eterne. Lui ora è felice, sente il nostro calore, amore e affetto".

Il sacerdote invita a trasformare questa immane tragedia nell'"occasione per riflettere sul senso della vita. Una vita che troppo spesso conduciamo in maniera distratta, presi da tanti pensieri. Ma dobbiamo ricordarci che è una sola e dobbiamo essere attenti e pronti. Una vita è bella quando è piena di valori, solidarietà, fraternita e anche sacrificio. Quando ci si mette al servizio del prossimo e si lascia un segno di bene negli altri. Arnaldo ci guiderà nel vivere nel solco dell'amore e della speranza".

FOTOCRONACA | Funerali Arnaldo Brunetti

La tragedia sabato scorso, 7 ottobre, al chilometro 25 della Canepinese. All'incrocio con strada Piangoli la Ducati M4 del militare 41enne si è scontrata violentemente con una Toyota Rav4. Il conducente dell'auto, padre di famiglia di 55 anni, è stato indagato per omicidio stradale.

"È da sabato - dice in chiesa la cognata Luigina - che mi chiedo perché sei stato portato via da tutti noi e una risposta non c'è. Per ora non c'è nulla. C'è solo un vuoto pieno di silenzio. C'è chi dice che la perdita è la misura dell'amore, ma non era necessario perderti per avere cognizione di quanto fossi prezioso. Sempre propositivo, sorridente, generoso, serio e responsabile. Eri tutto questo e molto di più". 

"Forse - prosegue - non mi rassegnerò mai al fatto che non sia più qui. Se potessi, tornerei a sabato solo per cambiare il corso degli eventi. Ti proteggerei come hai sempre fatto con me, da quando avevo 10 anni. Ma forse è tutto scritto. Eppure, ci sono attimi di rabbia in cui penso che la vita è ingiusta e che non doveva capitare proprio a te".

"Ti abbiamo amato così tanto che ora sei parte di noi - continua la cognata -. L'unica consolazione è sapere che grazie a te abbiamo conosciuto l'affetto e l'amore vero. Grazie per la persona straordinaria che sei stata. Per essere stato il miglior compagno, figlio, fratello, cognato, genero, zio, amico e collega che si potesse desiderare. Non ti dico addio, perché significherebbe non pensarti più. Di dico solo ciao, perché ci sarai sempre nei pensieri, nella vita di ogni giorni, nei ricordi del passato, del presente e del futuro che comunque continueremo a vivere con te".

Dopo l'autopsia sul corpo del 41enne e prima dei funerali, al centro addestrativo dell'Aviazione dell'esercito si è tenuta la camera ardente. Oggi il comandante dell'Aves di Viterbo, il generale Andrea Di Stasio, ha reso "onore ad Arnaldo, grande soldato e uomo. Sono fiero - ha detto con la voce spezzata dalla commozione - di rendere onore a lui e alla sua famiglia, a cui non mancherà mai la nostra vicinanza. Che Arnaldo possa volare alto, ci mancherà tanto".

A ricordare Arnaldo anche uno dei colleghi con cui ha condiviso, negli ultimi due anni, tutti i giorni di lavoro. "Quando dici 'Bravo ragazzo' pensi ad Arnaldo, sempre allegro e disponibile. Nella quotidianità faceva tante piccole cose che riusciva a rendere speciali. Ora lo immagino andare a cavallo e in moto, magari con Simoncelli di cui sosteneva la sua onlus, fare foto, continuare a proteggere la mamma e il papà, la sua Annamaria, la sua famiglia e tutti suoi cari".

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