Domenica, 14 Luglio 2024
provincia Montalto di Castro

Bracciante morto di fatica e di caldo: "Collassato a terra ma nessuno l'ha soccorso, poi è stato scaricato in ospedale"

Per la tragica fine di Naceur Messaoudi i carabinieri hanno arrestato due imprenditori, padre e figlio: i Madera. Sono accusati di omicidio colposo ma anche di caporalato: "Operai impiegati in nero costretti a lavorare per ore e sfruttati"

È morto di fatica e di caldo Naceur Messaoudi. Nelle campagne di Montalto di Castro, dove veniva sfruttato come bracciante agricolo per la raccolta di angurie. Un omicidio colposo per la procura di Civitavecchia, che ha iscritto nel registro degli indagati due imprenditori. Padre e figlio. Il primo Antonio Madera, 59 anni. Il secondo Vincenzo, di 33. Di Palma Campania, in provincia di Napoli, ora sono ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

Messaoudi, 57enne tunisino, è morto il 21 luglio scorso all'ospedale di Belcolle a Viterbo. Ma in pronto soccorso era arrivato due giorni prima. A quello di Tarquinia, però. Scaricato lì davanti da un'auto che si è poi allontanata. Stando alle indagini dei carabinieri di Montalto, alla guida ci sarebbe stato Antonio Madera. E sarebbe stato sempre lui ad aver "omesso di chiamare subito i soccorsi" dopo che il bracciante era piombato a terra svenuto. Riscontri su questa ricostruzione arrivano anche dall'autopsia eseguita sul corpo della vittima.

In quei giorni le temperature erano roventi: sfioravano i 40 gradi e l'umidità superava il 50%. Quando i medici hanno preso in carico Messaoudi, le sue condizioni era già disperate, tra febbre alta e disidratazione. È dall'ospedale di Tarquinia che è arrivata la segnalazione ai carabinieri, che hanno avviato subito le indagini riuscendo, in primo luogo, a individuare l'auto che aveva scaricato il 57enne e a identificarne il conducente. Da lì sono partiti, sino ad arrivare all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Civitavecchia.

Ma l'inchiesta, grazie ai militari del Nil di Viterbo, si è concentrata anche sulle condizioni di lavoro dei braccianti. Stando a quanto emerso, i Madera (che hanno un'azienda che commercia all'ingrosso frutta e ortaggi di cui Vincenzo, il figlio, è titolare e che a Montalto avrebbero avuto terreni in affitto) avrebbero "impiegato in nero sei operai tunisini, di cui tre senza permesso di soggiorno per lavoro subordinato". Braccianti che sarebbero stati sfruttati "approfittando del loro stato di bisogno" e verso i quali sarebbe stata violata "qualsivoglia normativa sull'orario di lavoro e in materia di sicurezza".

Ai due imprenditori viene contestato, a vario titolo, omicidio colposo, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e l'impiego di manodopera clandestina. Negli accertamenti sul caporalato i carabinieri sono stati aiutati dall'Ispettorato territoriale del lavoro e dai mediatori culturali dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni nell'ambito del programma "Alt caporalato" dell'Itl.

La tragica morte di Messaoudi ha provocato, ad agosto, la mobilitazione dei sindacati con una manifestazione dei lavoratori agricoli, che ha visto anche la partecipazione della società civile, in piazza della Repubblica a Viterbo. "Non si può e non si deve morire di fatica come è successo a Montalto - ribadisce oggi Antonio Biagioli, segretario generale della Uila-Uil di Viterbo -. Non è più tollerabile che qualcuno possa pensare di continuare a sfruttare impunemente i lavoratori agricoli, facendo anche barbaramente leva sulle loro condizioni di vita e sul loro stato di bisogno. È di fondamentale importanza aumentare i controlli potenziando le istituzioni, mettendo il più possibile le autorità competenti e le forze dell'ordine nelle condizioni di intervenire anche per evitare tragedie come quella di Montalto e tante altre che in questi anni si sono verificate sul territorio".

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