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L'ULTIMO SALUTO / Montalto di Castro

L'addio a Simone Di Ludovico: "Spirito indomito ma buono, aveva il cuore generoso"

Il ricordo del 44enne di Montalto di Castro trovato morto nella camera da letto della sua abitazione. Oggi i funerali

"Spirito indomito ma buono nel corpo da gigante, aveva il cuore generoso". L'addio a Simone Di Ludovico, il 44enne trovato morto in casa a Montalto di Castro. La tragica scoperta è stata fatta ieri mattina, mercoledì 17 gennaio, nella camera da letto dell'abitazione dove viveva. Non rispondeva ai genitori, che hanno così lanciato l'allarme. Ma quando i soccorritori sono arrivati non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

Una morte improvvisa che ha lasciato sgomente, sotto shock e nel più profondo dolore due comunità. Quella di Montalto, dove Di Ludovico viveva, e quella di Canino dove risiede parte della sua famiglia. Il 44enne era molto conosciuto, stimato e benvoluto e viene ricordato da tutti come un uomo tranquillo e gentile. Un gigante dal cuore tenero. Lascia due figli in tenera età, i genitori e un fratello.

I funerali sono stati fissati per la 15 di oggi pomeriggio, giovedì 18 gennaio, nella chiesa di Santa Maria Assunta nel centro storico di Montalto.

Un amico di infanzia di Di Ludovico lo ricorda così: "Tra le costellazioni di miti della mia adolescenza c'è Simone, e la prima cosa che mi viene in mente se penso a lui è il suo spirito indomito ma buono nel corpo da gigante. Un senso di libertà selvaggia che mal sopportava compromessi, ma anche il calore di un cuore generoso. Ricordo l'ammirazione nella sua voce di 15enne quando raccontava di un amico scappato di casa nottetempo per cavalcare senza meta nella Maremma. Non che Simone si facesse mancare i colpi di testa. Un outsider di natura, con cui la vita non è stata sempre leggera, ma il suo aspetto ti faceva pensare, allora, che avrebbe retto a qualunque botta. In campagna, sulla sua Polo e poi sul suo fuoristrada, simbolo della nostra voglia di esplorare, alla ricerca di storie forti e dell'esperienza autentica della vita, a contatto con la natura. Le passeggiate notturne al plenilunio, a Vulci, sono tra i momenti in cui ho fondato me stesso, e lì c'era Simone. Anzi, senza di lui non sarebbe potuto accadere. Lui stesso, a modo suo forza della natura. Nelle sue storie e nelle sue azioni c'era spesso una vertigine, un istinto verso scelte forti. Le merende metal in sala prove, i famosi "tre giorni" in caserma, i falò, l'eremo, il suo 18esimo, tutti gli slanci e i dolori della nostra crescita, condivisi senza filtri. C'è una ragione se vivo nel presente, perché a ricordare queste cose si spalancano troppi ricordi e si viene sopraffatti. La taglio qui. Simo, sempre con me".

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