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"Non potete arrestarmi sono una Farnese", ma la 26enne di Vetralla finisce in carcere: minacce e forbiciata a un uomo

Alla polizia la ragazza ha detto di essere una discendente della nobile famiglia, ma non è servito a niente

Avrebbe provato a usare il suo cognome importante per non essere arrestata. "Sono una nobile", avrebbe detto alla polizia che alla fine le ha comunque aperto le porte del carcere. A finire in manette la 26enne di Vetralla Giulia Farnese, accusata di estorsione, lesioni e porto abusivo di arma.

I fatti risalirebbero a giovedì sera e vengono ricostruiti da Repubblica, che pubblica anche comune di residenza e foto della ragazza. Giulia Farnese si sarebbe recata a casa di un conoscente, un 39enne albanese, tra Roma e Frascati, e lo avrebbe minacciato dopo una discussione: "Dammi la tua auto e i soldi, devo andare a Viterbo". Il perché della pretesa è ancora al vaglio degli investigatori.

Fatto sta che al rifiuto dell'uomo, in quel momento in casa con il figlio, ne sarebbe nata una colluttazione durante la quale la 26enne, in compagnia di altre due persone, lo avrebbe ferito alla mano con un paio di forbici per poi far perdere le sue tracce. Il fratello del 39enne ha chiamato le forze dell'ordine e sono scattate le indagini.

Giulia Farnese sarebbe poi stata trovata dalla polizia in una delle piazze di spaccio di Ponte di Nona. Lì, nel tentativo di evitare l'arresto, avrebbe sfruttato il suo cognome sostenendo di essere una discendente della nobile famiglia. Se sia vero non è ancora chiaro. Ciò che è certo è che le sue parole non sono riuscite a evitarle le manette e la reclusione nel carcere di Rebibbia.

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