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Mercoledì, 17 Aprile 2024
LA REAZIONE ALLA SENTENZA

Operaio morto dopo essere stato investito, la famiglia: "Il pirata della strada è scappato ma non farà un giorno di carcere"

I fratelli e il figlio di Ioan Puscasu esprimono "amarezza" e "delusione" per l'esito del processo. L'imputato è stato assolto dall'accusa di omicidio stradale: "Non abbiamo avuto giustizia"

"Tanta amarezza per una sentenza che non ci rende alcuna giustizia e anche per essere passati per quasi disinteressati a un processo a cui invece tenevamo moltissimo". A parlare e a precisare, attraverso Studio3A, la società specializzata in risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini che lo ha assistito insieme a tutti gli altri familiari, è Catalin, uno dei due fratelli gemelli di Ioan Puscasu. Quest'ultimo, 44enne di origini rumene ma in Italia da diversi anni e che viveva a Tarquinia, è morto dopo essere stato travolto da un'auto nel tardo pomeriggio del 22 gennaio 2023, all'altezza del chilometro 113 della statale 1 Aurelia, nel territorio comunale di Montalto di Castro, che stava percorrendo a piedi.

L'esito del processo

"Siamo profondamente delusi dall'esito del processo. La persona che ha investito mio fratello scappando e lasciandolo al suo destino non farà neanche un giorno di carcere e non è giusto", lamenta Catalin Puscasu riferendosi alla sentenza pronunciata durante l'udienza del 5 marzo scorso dal giudice del tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio. Imputato M.M., 57enne di Santa Marinella, che poche ore dopo l'investimento si è presentato spontaneamente dai carabinieri di Civitavecchia, è stato condannato a otto mesi di reclusione, pena sospesa, per fuga e omissione di soccorso ma è assolto per omicidio stradale. Ossia per il reato più grave per il quale il pm Alessandro Gentile aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio, sostenendone poi la condanna durante il dibattimento celebrato con rito abbreviato secco scelto dal 57enne.

Le perizie

Una richiesta, quella del magistrato inquirente, suffragata dalle conclusioni della perizia che aveva affidato all'ingegnere Riccardo De Santis per accertare la dinamica, le cause e le responsabilità del terribile incidente. Alle operazioni peritali aveva partecipato anche l'ingegnere Nicola Bartolini come consulente tecnico di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore spa a cui, tramite l'area manager Lazio e Umbria Matteo Cesarini, si sono affidati i fratelli e il figlio di Puscasu per essere assistiti e che ha ottenuto per loro il risarcimento, unitamente all'avvocato Alessandro Giuseppe Maruccio.

La richiesta di rinvio a giudizio

Nella richiesta di rinvio a giudizio il pm Gentile aveva scritto che M.M., conducendo il suo veicolo, una Citroen C3, in direzione Civitavecchia, "per colpa consistita in imperizia, imprudenza, negligenza e violazione delle norme sulla circolazione stradale, omettendo di regolare la velocità in orari notturni e in un tratto privo di illuminazione pubblica, nonché di conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile, investiva il pedone Ioan Puscasu, cagionandone la morte avvenuta a seguito dell'impatto e del conseguente sbalzo nella carreggiata opposta". Il corpo della vittima, che stava camminando lungo la strada, è stato poi travolto e mutilato da diversi altri mezzi che sopraggiungevano nel senso opposto, verso Grosseto. Una fine orrenda. Il tutto con l'aggravante, scriveva ancora il pm Gentile, "pur essendo stato coinvolto nel sinistro dal quale derivava il decesso di Ioan Puscasu, di aver omesso di fermarsi e prestare l'assistenza occorrente". Il conducente avrebbe motivando il suo mancato arresto con l'iniziale convinzione di aver urtato un animale.

La famiglia: "Non abbiamo ottenuto giustizia"

"Non riusciamo a capacitarci del fatto che, a fronte di questo quadro accusatorio, l'automobilista che ha ucciso nostro fratello sia stato ritenuto del tutto esente da colpe, se non quella di non essersi fermato", ribadisce Catalin Puscasu che ci tiene anche a sottolineare quanto lui e il suo gemello abbiano avuto a cuore il procedimento penale a carico dell'imputato: "Il fatto che non ci siamo costituiti parte civile al processo perché già risarciti non significa che non ci tenessimo, io e mio fratello abitiamo ad Aosta e siamo venuti fino a Civitavecchia per seguire ogni udienza. Per i fratelli, tanto più se non conviventi, le tabelle del tribunale di Milano prevedono somme contenute. Il risarcimento non ci interessava, ci premeva che il responsabile pagasse per ciò che ha commesso e purtroppo non è stato così. Mio fratello Ioan, noi e suo figlio non abbiamo ottenuto giustizia", conclude Catalin. Ioan Puscasu ha lasciato anche un figlio di 16 anni che vive in Romania e a cui inviava buona parte dello stipendio che guadagnava con il suo duro lavoro di operaio alla Inam di Montalto.

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