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Venerdì, 19 Aprile 2024
GIUDIZIARIA / Ronciglione

Omicidio Arcuri, nonna Mirella rischia il processo: "Ha mentito per coprire il nipote"

La nonna di Andrea Landolfi davanti al gup per falsa testimonianza, omissione di soccorso e abbandono di minore. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio

Omicidio di Maria Sestina Arcuri, rischia il processo Mirella Iezzi. Per la nonna di Andrea Landolfi, condannato a 22 anni di carcere per aver ucciso la fidanzata lanciandola dalle scale della casa a Ronciglione, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza, omissione di soccorso e abbandono di minore. L'anziana, difesa dall'avvocato Guido Giannini, comparirà davanti al gup del tribunale di Viterbo per l'udienza preliminare. Contro di lei potrebbe costituirsi parte civile la famiglia Arcuri, tramite il legale Vincenzo Luccisano che l'ha già rappresentata nel processo per omicidio nei confronti di Landolfi.

Iezzi è accusata di omissione di soccorso per non aver fatto nulla quando Maria Sestina stava male. "Nonostante - ha scritto la corte d'appello nelle motivazioni della sentenza contro Landolfi - l'importante trauma provocato dal nipote alla fidanzata, che nell'immediato rigettava e perdeva sangue dall'orecchio, è uscita dalla propria abitazione omettendo di prestare assistenza e di chiamare immediatamente i soccorsi sanitari". L'essere uscita di casa le è costata anche l'accusa di abbandono di minore nei confronti del figlio di Landolfi che allora aveva 5 anni.

C'è poi la falsa testimonianza. "Iezzi - ha scritto sempre la corte d'appello - ha mentito fin dall'audizione davanti ai carabinieri. Le bugie sono innumerevoli per coerenza con la sua scrittura di una sceneggiatura da commedia in luogo del racconto di una tragedia". Testimone oculare, non avrebbe mentito solo agli investigatori ma anche alla procura e alla sua stessa famiglia. I giudici di secondo grado parlano di "falsa ricostruzione propinata agli inquirenti e perfino ai parenti da questa nonna dal cuore grande e dalla mente lucida. Non è il caso di scomodare aggettivi di forte impronta morale (meschino, diabolico, degenerato) per decifrare il comportamento di Iezzi. Ha improntato la sua condotta a regole che possiamo giudicare discutibili, ma che si inquadrano perfettamente nel cliché del familismo amorale, o addirittura immorale, sul cui altare va sacrificata anche la verità".

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