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Sabato, 13 Aprile 2024
GIUDIZIARIA / Vetralla

Uccide il figlio di 10 anni, carcere a vita per il padre: definitiva la condanna all'ergastolo. I giudici: "Omicidio brutale"

La sentenza di secondo grado è diventata irrevocabile dopo la rinuncia della difesa di Mirko Tomkow a ricorrere in Cassazione. Le motivazioni della corte di assise d'appello

Carcere a vita per Mirko Tomkow, il 47enne che ha ucciso il figlio Matias, di soli 10 anni, a Vetralla. La condanna all'ergastolo, inflitta dalla corte di assise di Viterbo e confermata da quella di appello, è diventata definitiva dopo la rinuncia a ricorrere in Cassazione. Nelle motivazioni dei giudici di secondo grado si sottolinea, tra l'altro, "la tardiva e laconica manifestazione di pentimento e dispiacere dell'imputato al termine di due gradi di giudizio, in cui il suo comportamento non è stato particolarmente meritorio". Nell'udienza del 27 giugno scorso davanti alla corte capitolina presieduta dal giudice Vincenzo Gaetano Capozza, Tomkow, rilasciando spontanee dichiarazioni, aveva detto: "Sono dispiaciuto, non volevo che accadesse tutto questo".

La condanna

Il 47enne, ex manovale di origini polacche, era accusato di omicidio volontario ma anche di maltrattamenti sulla ex compagna nonché madre di Matias e di aver violato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna e dal figlio. Inoltre, è stato condannato a risarcire le parti civili rappresentate dall'avvocato Michele Ranucci. Alla madre del piccolo, Marjola Rapaj, è stata riconosciuta una provvisionale di 200mila euro, mentre agli zii Marcela Rapaj e Ubaldo Marcelli di 100mila euro ciascuno.

I fatti

Il 16 novembre 2021 Tomkow ha sorpreso il figlio, appena rientrato a casa da scuola, nell'appartamento a Cura di Vetralla dove viveva con la madre. Abitazione a cui l'uomo non avrebbe potuto nemmeno avvicinarsi dopo le istanze di allontanamento disposte dal giudice per i maltrattamenti nei confronti della ex. Dopo essersi scolato una bottiglia di vodka comprata insieme a nastro adesivo per pacchi e benzina, ha soffocato Matias imbavagliandogli naso e bocca con lo scotch e lo ha accoltellato tre volte. Poi ha chiuso il corpo del piccolo, morto per soffocamento e per le pugnalate, nel cassettone del letto matrimoniale e ha cosparso tutto di benzina. Il bambino è stato trovato con il coltello conficcato in gola e il volto insanguinato, mentre lui svenuto in soffitta stordito dall'alcol.

I giudici nelle motivazioni: "Ripugnante vendetta"

"Una barbara condotta omicidiaria, riconducibile a una ripugnante esecuzione di una sorta di vendetta trasversale", si legge tra le otto pagine della sentenza d'appello. Un delitto riconosciuto dai giudici come brutale, volontario e premeditato. Ma non per la difesa di Tomkow, secondo la quale l'omicidio sarebbe stato colposo. Stando alla tesi dell'avvocato Pier Paolo Grazini, il 47enne ha imbavagliato Matias per farlo stare zitto e non per ucciderlo: "Il bambino è morto per il nastro adesivo sulla bocca. Quindi quando è stato accoltellato era già morto, altrimenti si sarebbe difeso o quantomeno mosso". "Una ricostruzione non priva di suggestioni" per la corte, che non hanno riconosciuto neppure le attenuanti generiche come invece chiesto dalla difesa per fargli evitare l'ergastolo.

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