rotate-mobile
Domenica, 25 Febbraio 2024
OMICIDIO ALLE SALINE / Tarquinia

"Il prof Angeletti vittima di un agguato vigliacco, Cesaris ossessionato e geloso della ricercatrice universitaria"

In 91 pagine le motivazioni della pena a 25 anni e 7 mesi inflitta dalla corte di assise al 70enne, condannato per l'omicidio alle Saline di Tarquinia

"Il non aver accettato la fine della relazione" con la ricercatrice universitaria, verso la quale aveva "gelosia" e una "insana ossessione", dietro l'"agguato vigliacco" che Claudio Cesaris, uomo pieno di "rancore" e "rabbia", ha teso al professore Dario Angeletti, ritenuto l'ostacolo alla ripartanza del rapporto sentimentale con la donna.

Lo scrivono, in 91 pagine di motivazioni, i giudici della corte di assise di Roma che il 10 maggio scorso hanno condannato in primo grado il 70enne di Pavia a 25 anni e sette mesi di reclusione per aver ucciso, il 7 dicembre 2022 con due colpi di pistola, il docente dell'Unitus nel parcheggio delle Saline a Tarquinia.

"Il movente che ha armato la mano di Cesaris, ovvero il non aver accettato la fine della relazione sentimentale e la gelosia verso la ricercatrice, a lungo covata e cresciuta con forme ossessive di controllo della sua vita, sono andati di pari passo - mettono nero su bianco i giudici - al rancore e alla rabbia verso ogni possibile ostacolo alla ripresa della relazione. L'ignaro professore questo rappresentava nell'insana ossessione di Cesaris, che per questo ha meticolosamente e con calma pianificato la sua eliminazione, tendendogli un agguato vigliacco".

Un omicidio mosso da futili motivie e premeditato con lucidità e freddezza, secondo la corte di assise presieduta dalla giudice Marina Finiti. "Fin dalla metà di ottobre 2021 Cesaris ha iniziato a compiere una serie di atti per realizzare il proposito, ossia l'eliminazione fisica di colui che ha creduto essere un ostacolo alla ripresa della relazione sentimentale con la donna. Prima l'individuazione del presunto "rivale in amore", poi gli appostamenti effettuati grazie al tracciamento della ricercatrice mediante il Gps che le aveva installato sulla macchina e successivamente l'attività volta ad acquisire notizie sul professore: individuare la casa, studiarne le abitudini quotidiane con appostamenti e pedinamenti, anche quando non era in compagnia della donna".

"La causale dell'omicidio, la lucida scelta del tempo, del luogo e dei mezzi della sua esecuzione dopo una prolungata attività di "studio" e monitoraggio della vittima, la predisposizione dell'arma, l'aver adottato tutte le cautele atte a evitare di essere individuato, nonché le concrete modalità dell'azione omicidiaria con il pedinamento del professore, l'attesa che uscisse, attirandolo con l'inganno e agendo di sorpresa, e la condotta tenuta subito dopo la commissione del delitto (gli spostamenti ad arte in auto, l'essersi disfatto dell'arma, aver "ripulito" le tracce lavandosi e lavando gli indumenti) sono rivelatori di quel processo psicologico di intensa riflessione e di fredda determinazione che caratterizzano la premeditazione", affermano i giudici.

Un omicidio per il quale "occorre partire da molto lontano". Da Pavia, dove Cesaris aveva avuto una relazione con la ricercatrice che si è poi trasferita nella Tuscia per lavorare nello stesso dipartimento universitario di Angeletti. Nonostante la fine del rapporto, il 70enne, "alla donna, si continuava ad approcciare alternando momenti di cedimento e quasi di supplica perché rivedesse la sua decisione e riprendesse la relazione, a momenti di rabbia e rancore verso chi riteneva responsabile della sua chiusura o comunque poteva rappresentare un ostacolo alla ripresa del rapporto. Al punto da elaborare pensieri ossessivi su chiunque entrasse nel circuito relazionale della donna, come dimostrano le iniziali "attenzioni" verso altre persone, poi spostate tutte sulla figura di Angeletti".

Da qualche settimana Cesaris si trova ai domiciliari a casa della sorella, dopo essere stato scarcerato per motivi di salute. Davanti a quella corte che lo ha condannato a 25 anni e sette mesi di reclusione era finito anche per stalking nei confronti della ricercatrice, ma da questa accusa è stato assolto. "Le condotte poste in essere da Cesaris, prevalentemente moleste e talvolta offensive, non sono mai state minacciose né tantomeno idonee a ingenerarle o che le abbiano ingenerato fondato timore per l'incolumità propria e dei propri cari", ritengono i giudici.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Il prof Angeletti vittima di un agguato vigliacco, Cesaris ossessionato e geloso della ricercatrice universitaria"

ViterboToday è in caricamento