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Domenica, 14 Aprile 2024
provincia Tarquinia

Omicidio del prof Angeletti, la sorella scrive al ministro Nordio: "Killer ai domiciliari dopo 20 mesi, questa è giustizia?"

Lettera della sorella del biologo marino e docente Unitus al ministro della giustizia. A febbraio il processo d'appello per Claudio Cesaris 

Omicidio di Dario Angeletti, la sorella del biologo marino e docente Unitus ucciso a Tarquinia scrive al ministro della Giustizia Carlo Nordio. "L'assassino di mio fratello, l'uomo che ha distrutto la sua vita, la nostra, e sconvolto i tanti che hanno voluto bene a Dario, compiendo un delitto tanto crudele, è già a casa dopo neanche due anni. Signor ministro, che giustizia è mai questa? Va bene nessuno tocchi Caino, ma ad Abele ci pensa qualcuno?".

Angeletti, 53 anni, è stato ucciso il 7 dicembre 2021 in un parcheggio alle Saline. Il suo assassino Claudio Cesaris, 70enne, tecnico di laboratorio in pensione, è stato condannato a 25 anni e 2 mesi di reclusione in primo grado. Il 15 febbraio inizierà il processo di appello.

Cesaris, che avrebbe odiato Angeletti perché collega e amico della ricercatrice universitaria dalla quale era stata lasciato, a luglio ha ottenuto i domiciliari per motivi di salute ed è uscito dal carcere. Ora è a casa della sorella, in provincia di Milano. Una decisione che ha lasciato interdetti i familiari. Così Maria Elena Angeletti, la sorella del docente Unitus, ha inviato una lettera al guardasigilli Nordio.

"Signor ministro - si legge nella missiva riportata dal Corriere della sera - noi familiari non abbiamo dubbi che questo provvedimento sia formalmente e giuridicamente legale, ma le chiediamo: che giustizia è quella che dopo neanche 20 mesi di carcere manda a casa un omicida di questa natura? Siamo assolutamente convinti che lo Stato ha sì il dovere di garantire a tutti gli imputati/detenuti assistenza e cure adeguate ma – è questo il punto –, soprattutto per chi si è macchiato di crimini così odiosi, ciò deve avvenire all’interno della condizione di reclusione, che tenga in equilibrio i piatti della bilancia tra le responsabilità inestinguibili di un omicida e il doveroso risarcimento morale ed esistenziale di tutte le sue vittime, di fatto costrette a subire un "fine pena mai"". 

"A detta di tutti gli esperti del settore - prosegue la lettera -, il sistema carcerario fa acqua da tutte le parti. Ma allora da dove si comincia per alleggerire la pressione del numero dei detenuti? Dalla diminuzione delle pene a prescindere? Dai decreti "svuota carceri"? Da scorciatoie che spesso producono la reiterazione degli stessi reati? Dagli arresti domiciliari anche per i peggiori assassini?"

"Sottoponiamo - conclude Maria Elena Angeletti - alla sua attenzione le nostre considerazioni e riflessioni di cittadini travolti da un evento terribilmente doloroso, perché possa adoperarsi con tutti i mezzi a sua disposizione affinché si investano risorse adeguate per realizzare finalmente un sistema carcerario moderno, ispirato a una filosofia diversa e globale del "fare carcere", in cui si riesca a rendere fattuale quanto sopra evidenziato. In questo modo si riuscirebbe sì a garantire una vera giustizia nel senso sopra detto. Infatti, se è vero e giusto che "nessuno deve toccare Caino", lo è altrettanto rendere piena giustizia ad Abele, perché altrimenti si finisce per relegarlo in secondo piano e considerarlo unicamente come un mero "incidente di percorso", una sorta di "passaggio doloroso" sulla via della redenzione di Caino".

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