FEMMINICIDIO / Ronciglione

Maria Sestina Arcuri, la Cassazione: "Non fu una caduta accidentale, è stata lanciata dalle scale da Landolfi"

I giudici della suprema corte nelle motivazioni della sentenza con cui hanno confermato la condanna a 22 anni di carcere per omicidio volontario, diventata definitiva

"Impossibile che Maria Sestina Arcuri sia morta per una caduta accidentale, è stata lanciata dalle scale da Andrea Landolfi". Lo scrivono i giudici della prima sezione penale della corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui il 9 novembre scorso hanno confermato la condanna di secondo grado a 22 anni di carcere per Andrea Landolfi.

L'ex pugile romano era accusato di omicidio volontario per aver ucciso, spingendola dalle scale, la compagna di 26 anni Maria Sestina Arcuri uccidendola. Il delitto è avvenuto il 4 febbraio del 2019 a Ronciglione.

Landolfi era stato assolto in primo grado dal tribunale di Viterbo, poi condannato a 22 anni in appello. Sentenza che ora è diventata definitiva. La "natura accidentale della caduta di Maria Sestina Arcuri" venne "smentita dagli elementi probatori acquisiti nel giudizio merito, tra i quali si attribuiva un rilievo decisivo agli esiti delle consulenze tecniche del pm", affermano i giudici della Cassazione.

Scrivono ancora i magistrati della suprema corte nel dispositivo: "Si riteneva infatti che le lesioni personali riportate da Maria Sestina Arcuri in seguito della caduta" fossero "incompatibili con uno scivolamento lungo le rampe delle scale, imponendo, al contrario, di ritenere che si fosse verificato un impatto violento dell'area cranica della vittima contro una superficie piana e anelastica, provocato da una caduta del corpo, a testa in giù, privo di difese. La possibilità che il decesso della persona offesa fosse stato provocato dal suo scivolamento accidentale per le scale dell'appartamento dove stava litigando con l'imputato, determinato da una condotta colposa dell'imputato che avrebbe fatto volare la donna sopra di sè afferrandola per un braccio, non era compatibile con le gravissime lesioni riscontrate sulla scatola cranica e sul polmone sinistro della vittima, che potevano essere giustificate solo da una precipitazione dall'alto del corpo inerte, che impattava violentemente al suolo con la testa".

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