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OMICIDIO PICCOLO MATIAS

Ha ucciso il figlio di 10 anni, il difensore dopo la sentenza: "Stiamo valutando con Tomkow se fare appello"

L'avvocato Pier Paolo Grazini dopo il deposito delle motivazioni della condanna all'ergastolo per Mirko Tomkow

Dopo il deposito delle motivazioni della sentenza all'ergastolo per Mirko Tomkow, il manovale polacco di 45 anni che ha ucciso il figlio Matias di 10 anni soffocandolo e accoltellandolo, uno dei suoi difensori, l'avvocato Pier Paolo Grazini, fa sapere di star "valutando di presentare appello. La possibilità di ricorrere c'è - afferma il legale -, ne stiamo discutendo con l'assistito. La corte d'assise di Viterbo ha accolto in pieno le motivazioni della procura". E nelle 28 pagine che sono servite a spiegare il perché di quel "fine pena mai" i giudici lo scrivono chiaramente: "Le condotte materiali sono state ampiamente provate dalla pubblica accusa".

Riconosciute tutte le aggravanti (ad eccezione della crudeltà): dalla premeditazione all'aver ucciso un familiare minorenne, dalla minorata difesa agli abietti e futili motivi. All'esito dell'arringa dell'8 luglio scorso, giorno della condanna, gli avvocati difensori hanno chiesto la riqualificazione del reato in omicidio colposo, l'esclusione delle aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Tutto è stato respinto.

La corte non ha trovato elementi per concedere le attenuanti. A nulla è servita la testimonianza del datore di lavoro di Tomkow che ha parlato della sua "corretta condotta al lavoro, ha evidenziato come l'imputato non abbia avuto alcun precedente giudiziario, abbia sempre lavorato e abbia acquistato una casa per sé e per la propria famiglia". Quella casa, a Cura di Vetralla, dove il 16 novembre 2021 ha ucciso il figlio e da cui era stato allontanato per i continui maltrattamenti nei confronti della compagna nonché madre di Matias.

Per i giudici le attenuanti non possono essere concesse "a fronte della condotta maltrattante che Tomkow teneva in casa e che è riuscito a tenere nascosta per diversi anni, proprio mantenendo un corretto comportamento sul luogo di lavoro dove, tra l'altro, aveva dato ad intendere di non abusare più di alcol, cui invece era dedito proprio quando si trovava a casa con la moglie e il figlioletto". Dopo l'omicidio, all'ospedale di Belcolle, gli è stato riscontrato un tasso alcolemico pari a 3,9 grammi per litro. Visitato dal direttore del reparto psichiatrico, è stato trovato "parzialmente lucido, congruo e con atteggiamento mistificatorio". Non era stata riscontrata "alcuna patologia psichiatrica", ma "disturbi predominanti della emotività" che sono "soltanto una modalità di reazione maggiormente eclatante agli eventi esterni".

Niente attenuanti anche per "il totale disinteresse per Matias, intervallato dal fastidio per le sue normali manifestazioni di bambino: non sopportava il pianto del figlio, durante il fine settimana il bambino doveva uscire con la madre perché Tomkow voleva riposare, non si è mai interessato della scuola del figlio. A ciò si aggiunge la assenza di qualsiasi manifestazione di pentimento o consapevolezza della gravità dell'omicidio ai danni della prole".

Tomkow è stato condannato anche per maltrattamenti, iniziati quando la compagna era rimasta incinta. "L'imputato - scrivono i giudici - non perdeva occasione per ingiuriarla dandole della puttana. L'ha minacciata di morte, di buttarle addosso della benzina e darle fuoco, di farla a pezzi. Il bambino era presente e si è spaventato temendo per la madre". Per poco non l'ha colpita con un attizzatoio, ma faceva attenzione a "non lasciarle segni sul volto quando la picchiava - evidenziano i magistrati - e per questo era solito sbatterle la testa contro il muro e prenderla per i capelli. Cercava inoltre di picchiarla quando il figlio non era presente, in modo che non potesse testimoniare".

Tutto ciò ha trasformato la donna in una "persona sempre preoccupata e in ansia quando il marito era in casa - affermano i giudici -. Tomkow era estremamente geloso, abusava frequentemente di alcol e reagiva in maniera violenta quando la compagna non accondiscendeva alle sue richieste sessuali". Le diceva: "Mignotta, puttana, vaffanculo. Tua mamma è una puttana. Ti ammazzo, tu sei una puttana. Non mi fai scopà. Io te do foco con la benzina e poi mi ammazzo. No, non ti brucio con la benzina perché la benzina costa troppo, ma ti faccio a pezzettini e poi mi ammazzo pure io. Sei una troia, mignotta. Si vede che vai a scopare con altri".

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