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Martedì, 28 Maggio 2024
IL DELITTO / Soriano nel Cimino

"Salvatore Bramucci è morto sul colpo, ucciso da una raffica di spari"

Il medico legale Elisabetta Baldari durante il processo per l'omicidio del 58enne. Ascoltato dalla corte di assise di Viterbo anche l'ex comandante del nucleo investigativo dei carabinieri Marcello Egidio

"Salvatore Bramucci è morto sul colpo, ucciso da una raffica di spari". Il medico legale Elisabetta Baldari ripercorre la relazione autoptica nell'ultima udienza del processo per il delitto del 58enne, avvenuto a Soriano nel Cimino il 7 agosto 2022. Ieri, lunedì 29 aprile, era presente in aula solo uno dei sei imputati: Alessio Pizzuti, l'unico a essere i domiciliari (la procura aveva chiesto il carcere anche per lui come aggravamento delle misura ma la richiesta è stata respinta). Videocollegati, invece, le sorelle Elisabetta e Sabrina Bacchio, rispettivamente moglie e cognata della vittima, il compagno della seconda Constantin Dan Pomirleanu, Tonino Bacci e Lucio La Pietra. Sono tutti accusati di omicidio pluriaggravato in concorso.

Seconda udienza fiume davanti alla corte di assise presieduta dal presidente del tribunale di Viterbo, Francesco Oddi. Iniziata intorno alle 10, è finita non prima delle 15 per l'ascolto del medico legale, l'ex comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo e un militare del Ris. Sul corpo di Bramucci la dottoressa Elisabetta Baldari ha effettuato sia l'autopsia che l'ispezione cadaverica direttamente sulla scena del crimine, circa 3-4 ore dopo l'omicidio. "La vittima - ha detto davanti ai giudici togati e popolari - è morta subito, dopo essere stata raggiunta da una raffica di colpi esplosi dal suo lato sinistro. Cinque gli spari, di cui quattro in punti vitali e quindi mortali. Nove i fori rinvenuti sul corpo: in quattro occasioni il proiettile è sia entrato che uscito".

L'arma del delitto non è mai stata trovata. Ma per l'assenza di bossoli gli investigatori sono certi si sia trattato di un revolver di piccole dimensioni, molto leggero, facilmente maneggiabile anche da un non esperto e dal bersaglio sicuro pure senza una grande mira. "Una pistola vergine - l'ha definita il carabiniere del Ris -, ossia non utilizzata precedentemente per altri crimini e per questo non presente nei database".

Lunga l'escussione di Marcello Egidio, ex comandante nel nucleo investigativo di Viterbo che ha condotto le indagini coordinate dal pm Massimiliano Siddi. Il colonnello si è focalizzato, in particolar modo, sulla prima fase dell'inchiesta: quella che tra agosto e dicembre 2022 ha portato prima all'arresto dei killer Tonino Bacci e Lucio La Pietra e poi di Sabrina Bacchio. Supportato dalle trascrizioni dei messaggi e delle conversazioni telefoniche ha raccontato delle "intercettazioni che, dopo il sequestro dei cellulari, hanno portato allo "svelamento" del ruolo della cognata della vittima che, in un tentativo di depistaggio, ha millantato una relazione segreta con Bacci per giustificare le loro conversazioni".

Dalle intercettazioni tra Bacci e Bacchio, riportate sempre dal colonnello Egidio, sarebbero inoltre emersi alcuni "intoppi" nella preparazione dell'omicidio. Come quello che ha riguardato l'auto da utilizzare per il delitto e che si intreccia con la morte di Nicholas Orsus Brischetto, il 22enne di origini rom di Ponte di Nona (Roma) che si è schiantato a 300 chilometri orari sul Grande raccordo anulare con la sua Audi R8 mentre si stava filmando con il cellulare.

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