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Venerdì, 24 Maggio 2024
TRIBUNALE / Caprarola

Giovane carabiniere pestato in discoteca, due 20enni a processo

L'allievo maresciallo si è costituito parte civile. Il terzo aggressore, latitante in Lussemburgo, ha scelto il rito abbreviato

Carabiniere aggredito e rapinato in discoteca, al via il processo a due 20enni per rapina e lesioni aggravate in concorso. Martedì 9 aprile la prima udienza, quella di ammissione delle prove, davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo presieduto da Daniela Rispoli. Stralciata, invece, la posizione del terzo giovane: si tratta dell'ultimo arrestato che si era rifugiato in Lussemburgo e che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Contro gli altri due 20enni, l'allievo maresciallo dell'Arma, 22 anni, si è costituito parte civile. Verrà ascoltato dai giudici durante la prossima udienza fissata per il 5 novembre. I tre ragazzi avrebbero tentato di depistare le indagini con la "scusa" della violenza sessuale.

Il fatto

È la notte tra il 28 e il 29 gennaio 2023 quando il carabiniere subisce una violenta aggressione, finalizzata - come emerso dalle indagini - alla sottrazione di portafoglio e telefono, durante una serata in una discoteca di Caprarola. Il giovane militare è finito in ospedale, con la frattura del naso e la rottura di due denti: quaranta i giorni di prognosi.

La "scusa" dello stupro

Il 22enne, stando a quanto ricostruito, aveva conosciuto nel locale una ragazza minorenne con cui ha scambiato anche effusioni amorose, "scoperte" dall'ex fidanzato della giovane che, di tutta risposta, ha aggredito il carabiniere insieme ai suoi amici. Notato il tesserino dell'Arma, l'aggressore ha iniziato a chiedere ripetutamente alla ex: "Ti ha stuprata?". Il suo tentativo sarebbe stato quello di far passare l'episodio come una spedizione punitiva in difesa della minore.

Le indagini

A condurre le indagini sono stati i poliziotti della squadra mobile che, visionate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza del locale e ascoltati i testimoni, hanno escluso l'ipotesi della violenza sessuale. Analizzati anche gli smartphone degli indagati e della stessa ragazza. Nelle conversazioni gli agenti avrebbero trovato commenti sul brutale pestaggio con affermazioni di esultanza per aver picchiato un appartenente alle forze dell'ordine.

La latitanza in Lussemburgo

Il 20enne che ha optato per l'abbreviato, di origini lituane, è stato arrestato su mandato di cattura europeo in Lussemburgo, dove era rimasto dopo aver appreso dell'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. È stato però prelevato dagli agenti del servizio per la cooperazione internazionale di polizia del dipartimento della pubblica sicurezza e dalla polizia del Lussemburgo che lo hanno messo su un volo diretto all'aeroporto di Bologna. Lì ad attenderlo c'erano gli agenti della squadra mobile di Viterbo e della polizia di frontiera aerea che lo hanno portato a Monterotondo (Roma) e messo agli arresti domiciliari. Durante l'interrogatorio davanti al gip avrebbe negato di aver picchiato il carabiniere, affermando di essere intervenuto per sottrarlo dalle mani dei suoi amici: "Io non ho fatto niente, non ho picchiato il militare, ma sono intervenuto per separarlo dai miei amici".

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