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TRIBUNALE / Nepi

Tentato omicidio e rapina in macelleria, parla la vittima: "Raffica di colpi, mi sono difeso per non farmi ammazzare"

Il racconto del titolare dell'attività, gravemente ferito a testa e volto, durante il processo a un 30enne di Civita Castellana

Tentato omicidio durante una tentata rapina in una macelleria di Nepi, parla la vittima. "Sono stato raggiunto da almeno quattro colpi di coltello, tutti sulla faccia. Il primo in testa, poi sulla guancia e l'orecchio sinistri e infine sul naso. In serie e in pochissimo tempo: non più di un minuto, un minuto e mezzo".

Davanti ai giudici del tribunale di Viterbo il proprietario dell'attività, che si trova in via Gori ed è adibita anche a tabaccheria, ripercorre e ricostruisce quanto accaduto il 29 agosto scorso. "Era l'orario di chiusura - ricorda il 61enne -, ho sentito dei passi e credendo fosse mia moglie mi sono affacciato dal retrobottega. Invece mi sono imbattuto in un uomo con il passamontagna che mi ha detto: "Questa è una rapina, mi devi dare i soldi". Sono rimasto paralizzato per una frazione di secondo, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo incontrati dietro al ceppo dove tagliamo la carne con l'osso. Lì c'erano due coltelli: uno l'ha preso lui e mi ha colpito, l'altro io per difendermi. Mi sentivo male ma ho pensato: o reagisco o mi ammazza. È stato velocissimo, come la polvere. Per fermarlo gli ho afferrato il polso e gli ho alzato il braccio ma lui ha comunque continuato a tentare di colpirmi. Nonostante la mia reazione, non si calmava e si dimenava. Ha cercato pure di darmi un cazzotto, ma l'ho evitato. Poi si è divincolato, si è girato e se ne andato a mani vuote. Correva come la polvere, quindi ho pensato fosse un ragazzo. Era più basso di me, esile e parlava un buon italiano".

A processo per tentato omicidio e tentata rapina aggravata dall'uso del coltello come arma, un 30enne di Civita Castellana. A.G., già noto alle aule di giustizia per precedenti analoghi, è difeso dall'avvocato Walter Pella. Il macellaio, invece, si è costituito parte civile tramite il legale Francesco Massatani.

Dopo aver subito l'aggressione la vittima ha chiesto aiuto. "Mi sono messo sulla porta del negozio per chiamare il 112, ma nel frattempo sanguinavo e il sangue sporcava il cellulare". I soccorritori lo hanno trovato con il viso ridotto a una maschera di sangue. Stando al referto dei medici gli è stata spaccata la testa e ha riportato una ferita lacero contusa del cuoio capelluto, dell'orecchio, della guancia sinistra e del naso e frattura della volta cranica e delle ossa nasali. Venticinque i punti di sutura applicati. "Per riprendermi c'è voluto un mese intero, quando poi sono riuscito a tornare al lavoro. Fino a gennaio, invece, ho dovuto tenere le bende per curare le cicatrici".

Il rapinatore, dopo essersi dato alla fuga, si è recato al pronto soccorso dell'ospedale Andosilla di Civita Castellana dove è stato arrestato dai carabinieri. È poi stato trasferito al San Camillo Forlanini di Roma per le serie lesioni che anche lui ha riportato durante la colluttazione. È detenuto nel carcere di Mammagialla, da dove ieri è arrivato in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria per assistere al processo. Durante l'udienza e il racconto della vittima ha però provato a intervenire e il presidente del collegio dei giudici Jacopo Rocchi lo ha subito allontanato dall'aula per la sua intemperanza.

Potrà parlare, se ancora lo vorrà, il 17 settembre quando, oltre all'esame dall'imputato, è prevista la discussione delle parti e la sentenza. Ma prima, il 18 giugno, saranno ascoltati i cinque testimoni citati del pubblico ministero, tra cui i carabinieri che sono intervenuti e hanno condotto le indagini.

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