TRIBUNALE / Nepi / Via Monsignor Giuseppe Gori

Tentato omicidio e rapina in macelleria, il medico: "Quelle coltellate erano mortali"

Processo a un 30enne di Civita Castellana che ha gravemente ferito a testa e volto il titolare dell'attività dove è piombato tentando il colpo. La moglie della vittima in aula: "Il negozio come un mattatoio, c'era sangue ovunque"

Tentata rapina e tentato omicidio in macelleria a Nepi. "Potenzialmente mortali le ferite alla vittima, per i punti in cui sono state inferte erano idonee a cagionarne la morte". La dottoressa Valentina Rosati, consulente della procura, lo ha affermato nel corso dell'udienza di ieri, martedì 18 giugno, davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo presieduto da Jacopo Rocchi.

La sera di quel 29 agosto del 2023 la prima a intervenire nell'attività di via Gori, una macelleria adibita anche a tabaccheria, è stata la moglie del proprietario aggredito. "L'ho trovato - ricorda in aula - con una parte della fronte e una guancia che ciondolavano, il naso diventato come labbra, con un taglio che arrivava fino al lobo dell'orecchio ed ecchimosi agli occhi".

La donna, 60 anni, scende da casa, che si trova sopra al negozio, dopo aver sentito le urla del marito. "Gridava "Bastardo, bastardo" - racconta la signora -. Dalla finestra della cucina ho fatto in tempo a vedere un'auto grigio metallizzato scappare via in velocità e urtare anche un muretto. Quando sono entrata in macelleria, l'ho trovata come un mattatoio. C'era sangue dappertutto: dal soffitto al pavimento alle pareti. A terra c'era un grosso coltello, sporco sempre di sangue. Anche mio marito era ricoperto di sangue: cercava di chiamare i soccorsi appoggiato alla porta di ingresso".

Il macellaio riuscirà a contattare i carabinieri alle 19,57. Per cinque minuti è stato preceduto dalla telefonata della donna, in parte testimone dei fatti: una 34enne che si trovava nella zona perché stava andando a cena dal fratello e che è riuscita a fotografare la targa dell'auto usata per la tentata rapina. "Ho sentito delle urla - dice ai giudici -, poi ho visto un uomo uscire dalla macelleria e salire su una macchina grigia parcheggiata proprio davanti alla mia. Aveva il volto coperto da un passamontagna nero con delle cuciture rosse, una maglietta mimetica sui colori del grigio e pantaloni neri".

Ai carabinieri una prima telefonata, che poi si rivelerà collegata alla tentata rapina, arriva alle 19,42. Dall'altra parte della cornetta c'è il padre dell'imputato, un 30enne di Civita Castellana già noto alle aule di giustizia. "L'uomo ha riferito - riporta il militare che ha preso la chiamata - che sotto casa non c'era più la sua auto. Temeva che potesse averla presa il figlio e fare una cavolata". Alle 20,15 un seconda telefonata dell'uomo ai carabinieri. "Ha comunicato - continua il militare - il ritorno del figlio con l'auto, ma ha chiesto l'intervento del 118 perché era gravemente ferito".

Il 30enne finisce all'ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove è stato trovato dai carabinieri con i genitori e arrestato. "Aveva delle ferite alle mani ma era cosciente", riporta il brigadiere intervenuto. Poi il trasferimento al San Camillo Forlanini di Roma, proprio per le serie lesioni riportate nella colluttazione con il macellaio. Il 30enne, difeso dall'avvocato Walter Pella, è attualmente detenuto nel carcere di Mammagialla a Viterbo, da dove ieri è arrivato in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria per assistere al processo per tentato omicidio e tentata rapina aggravata dall'uso del coltello come arma.

Gravi le ferite riportate dalla vittima, che si è costituita parte civile tramite l'avvocato Francesco Massatani. I soccorritori hanno trovato il macellaio con il viso ridotto a una maschera di sangue. Stando al referto dei medici, gli è stata spaccata la testa e ha riportato una ferita lacero contusa del cuoio capelluto, dell'orecchio, della guancia sinistra e del naso e frattura della volta cranica e delle ossa nasali. Venticinque i punti di sutura applicati. 

"È tornato al lavoro - racconta la moglie - solo dopo 25, 28 giorni. E anche un po' costretto dal fatto che l'attività è in proprio. Ma con le medicazioni è andato avanti fino a dopo Natale. In negozio non è più tranquillo. È protettivo, forse anche eccessivamente, sia verso se stesso che con noi e non vuole più che si lavori da soli".

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