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Martedì, 28 Maggio 2024
COLPO DA 100MILA EURO / Centro Storico / Piazza Giuseppe Verdi

Rapina alla gioielleria Bracci, la vittima: "Erano armati e ci hanno legato, ho pensato mi sparassero in faccia"

Il racconto del titolare durante il processo al mandate e ricettatore Giuseppe Trovato, al basista Antonio Loria e a una complice: "Una dipendente è stata presa in ostaggio, io ho esploso quattro colpi". Il carabiniere che ha svolto le indagini: "Il ristoratore tradito da uno dei rapinatori"

"I rapinatori erano armati, ci hanno legato e preso una dipendente in ostaggio. Io ho pensato che mi sparassero in faccia". Con la testimonianza del titolare Dino Bracci entra nel vivo il processo a Giuseppe Trovato, boss di Mafia viterbese, e al ristoratore campano Antonio Loria per la rapina a mano armata alla gioielleria Bracci di piazza del Teatro. Un colpo da 100mila euro tra monili e incassi, messo a segno all'ora di pranzo del 14 marzo 2018. I malviventi hanno fatto irruzione nel negozio legando i commessi con del nastro, sparando e ferendosi pure. Trovato, difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo, sarebbe stato il mandante, oltre a mettere a disposizione degli esecutori materiali alloggi e mezzi per scappare e ad aver monetizzato la refurtiva. Loria, invece, assistito dal legale Samuele De Santis, sarebbe stato il basista: avrebbe dato ai rapinatori indicazioni su come muoversi in città e all'interno della gioielleria tra cassaforte e cassetti da svuotare.

"Intorno alle 13 - ha raccontato Bracci -, ossia all'orario di chiusura per la pausa pranzo, una mia collaboratrice si è imbattuta all'ingresso della gioilleria in uno dei rapinatori che le ha puntato la pistola alla testa ed è entrato dicendo: "Questa è una rapina, fermi tutti". Noi eravamo in quattro: io, due dipendenti e un rappresentate. I malviventi, invece, erano due, entrambi a volto scoperto: uno in particolare, quello armato, gestiva la situazione dettando legge. Hanno usato del nastro adesivo per legarci, ma io mi sono rifiutato perché avevo un braccio rotto. Avevano dei modi molto forti, e ho capito che erano persone esperte. Ci hanno intimato di prendere i gioielli e di farlo il prima possibile, e io per mettergli fretta mi sono inventato che di lì a poco sarebbe arrivata la polizia. Mentre loro facevano incetta di tutto quello che trovavano, ho cercato una via di fuga per entrare nell'ufficio e chiedere aiuto. Ce l'ho fatta, ho spinto il pulsante per dare l'allarme e ho sparato tre colpi in aria con la mia pistola. Ho sperato di averli intimoriti, invece hanno raggiunto l'ufficio. Sono entrati facendosi scudo con la collaboratrice, presa in ostaggio e con la pistola alla tempia. Si sono avvicinati e io ho pensato al peggio, ho pensato che mi sparassero in faccia. C'è stata una colluttazione, ho sparato di nuovo e l'ho ferito a una mano, trovandomi poi sporco di sangue. La loro pistola si è inceppata e c'è stato il fuggi fuggi, con i rapinatori che sono scappati a bordo di un'auto". A fare da palo le due compagne dei rapinatori.

Viterbo - Gioielleria Bracci - Nei riquadri: Giuseppe Trovato e Antonio Loria

Quando il colpo è stato messo a segno, Trovato, titolare di tre compro oro nel capoluogo, era monitorato dai carabinieri nell'ambito dell'operazione antimafia Erostrato: ora sta scontando la pena, per associazione a delinquere di stampo mafioso, nel carcere di Nuoro al 41-bis. Durante alcune conversazioni intercettate, avrebbe parlato in codice della rapina alla gioielleria Bracci.

"Trovato - ha ricostruito davanti ai giudici il luogotenente dei carabinieri Mario Formisano che si è occupato delle indagini - è stato il mandante e il ricettatore, mentre Loria il basista. È stato lui a proporre il colpo a Ignazio Salone, il rapinatore con la pistola, a cui era legato da un rapporto di amicizia. È stato lui a dargli le indicazioni più importanti. A Loria siamo arrivati grazie alle spontanee dichiarazioni di Salone, che poi in carcere, durante un colloqui con i parenti intercettato, ha detto: "Mi deve dare 300 euro a settimana 'sto scemo. Lo scemo di Tonino mi ha fatto fare la rapina". Loria, inoltre, subito dopo il colpo è stato chiamato dai rapinatori per essere informato che non era andata come doveva".

Trovato e Loria sono imputati per rapina aggravata insieme alla compagna di uno degli esecutori materiali che, incinta all'epoca dei fatti, avrebbe fatto da palo. A Jenela Grancea, questo il suo nome, 27 anni, viene contestato anche il concorso nella detenzione illegale della pistola usata durante il colpo. Loria, invece, è accusato pure di detenzione di cocaina ai fini di spaccio, tra cui a un avvocato.

"La refurtiva - ha rivelato il luogotenente Formisano - è stata recuperata solo in parte, trovata in un cofanetto nascosto all'interno di un armadio della casa a Montalto di Castro dove i rapinatori si erano rifugiati e dove il giorno dopo sono stati arrestati. Recuperato anche un anello con brillante donato da Salone a una nipote e da lei consegnato alla nonna".

Gli esecutori materiali della rapina sono già stati condannati. Ignazio Salone, 52 anni, a otto anni e nove mesi di reclusione. Stefan Grancea, 33 anni, a undici anni e sei mesi di reclusione. La sorella Elena Grancea, 38 anni, a quattro anni.

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