Mercoledì, 17 Luglio 2024
LA MAFIA NEL VITERBESE

"Investimenti immobiliari del clan Casamonica a Tarquinia e Montalto di Castro"

Relazione della Direzione distrettuale antimafia sul primo semestre del 2023. Sulla Tuscia le mani di otto cosche: quali sono e come fanno affari

"Investimenti immobiliari del clan Casamonica a Tarquinia e Montalto di Castro". È quanto emerge dalla relazione della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre del 2023. Il report, che riporta le attività svolte e i risultati conseguiti dalla Dia tra gennaio e giugno dello scorso anno, evidenzia come questo sia un fenomeno registrato soprattutto "negli ultimi anni".

Non solo Casamonica però, e non solo sul litorale viterbese. Almeno otto le cosche, specialmente di matrice 'ndranghetista, che nel tempo hanno manifestato i propri interessi criminali nel territorio dell'alto Lazio. "Quelle dei Giampà, dei Trovato, dei Mollica, dei Nucera, dei Mammoliti, dei Libri, degli Zumbo-Gugliotta e dei Piromalli - elenca la Dia -. Alcune hanno saputo strategicamente sfruttare la propensione al narcotraffico delle formazioni criminali albanesi".

E "una bella fusione calabresi e albanesi", ricorrendo alle parole usate in una conversazione intercettata, è stata quella che hanno fatto Giuseppe Trovato, "calabrese - sottolinea la Dia - 'vicino' alla cosca Giampà-Trovato", e Ismail Rebeshi, entrambi boss di Mafia viterbese: "La meglio fusione che c'è in tutto il mondo".

È l'operazione Erostrato dei carabinieri di Viterbo e dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, che nel 2019 "ha consentito - ricorda la Dia - di individuare e smantellare un'organizzazione criminale, riconoscendo la sussistenza dei requisiti tipici dell'associazione mafiosa". Tredici le persone arrestate all'alba del 25 gennaio di cinque anni fa, di cui nove condannate in via definiva con pene che vanno da un massimo di 12 anni e 9 mesi a un minino di 3 anni e mezzo. Tre, invece, quelle per cui è stata emessa, finora, sentenza di primo grado, con condanne complessive per 11 anni e 8 mesi.

Le indagini hanno ricostruito l'operatività di questo sodalizio italo-albanese in cui hanno ricoperto ruoli di spicco Trovato, un lametino stanziato da parecchi anni a Viterbo, e il narcotrafficante albanese Rebeshi. Entrambi condannati in via definitiva al 41-bis, rispettivamente a 12 anni e 9 mesi e a 10 anni e 11 mesi.

Mafia Viterbese, un'auto incendiata - Nei riquadri: Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi

"Il gruppo - riepiloga la Dia -, principalmente dedito al traffico di stupefacenti, si è reso responsabile di vari altri reati, quali rapina, furto aggravato, danneggiamento, minacce e lesioni personali, al fine di affermare un ruolo egemone nel panorama criminale del territorio della provincia e acquisire il controllo di svariate attività economiche: ad esempio ditte di trasloco, locali notturni e attività di compro oro". Numerosi anche gli episodi di estorsione e incendi di auto ed esercizi commerciali. "Erano espressione - evidenzia la Dia - di una notevole forza intimidatrice, alla quale i componenti dell'associazione ricorrevano sistematicamente per coartare psicologicamente le vittime, emulando condotte, lessico e metodologie tipiche dei contesti associativi più strutturati, nella ferma intenzione di importare il modus operandi di matrice 'ndranghetista".

Quella viterbese è stata riconosciuta come una mafia autoctona, che rientra nella cerchia delle piccole mafie o mafie atipiche. Si tratta di organizzazioni con un ridotto numero di sodali, che insistono su un territorio limitato o un determinato settore di attività, avvalendosi del metodo mafioso. "Le sue peculiari connotazioni - spiega la Dia - si sono manifestate sul territorio viterbese in una forza intimidatrice che provocava non solo nelle vittime ma anche nella collettività una condizione di assoggettamento e di omertà". 

Il 31 gennaio 2023 la Cassazione ha decretato che il clan Trovato - Rebeshi è vera mafia, confermando la ricostruzione delle dinamiche criminali di tipo mafioso nella provincia di Viterbo. "Il gruppo criminale - si legge nelle motivazioni - ha avuto una crescita esponenziale, passando dai primi attentati incendiari a forme di intimidazione più plateali e tipiche delle mafie tradizionali, aumentando la frequenza dei delitti commessi e inserendosi anche nel circuito imprenditoriale viterbese come interlocutore in grado di modificare con la propria forza le transazioni commerciali e le controversie in corso".

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