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Cronaca

Sgarbi e il mistero del dipinto rubato: "Pronto a restituirlo se qualcuno riesce a dimostrare il furto"

L'assessore alla Bellezza, nonché sottosegretario alla Cultura e critico d'arte, replica all'inchiesta di Report e Fatto quotidiano, che passa anche per Viterbo, sulla "Cattura di san Pietro" di Rutilio Manetti: "Ricostruzioni infondate e gravemente diffamatorie"

Inchiesta di Report e il Fatto quotidiano su Vittorio Sgarbi e "La cattura di san Pietro", dipinto caravaggesco del '600 di Rutilio Manetti, che passa anche per Viterbo. Per l'assessore alla Bellezza del comune capoluogo della Tuscia, nonché sottosegretario alla Cultura e critico d'arte, quelle della trasmissione di Rai 3 e del giornale sono "ricostruzioni infondate e gravemente diffamatorie". In una nota diffusa tramite il suo ufficio stampa, Sgarbi parla di "bugie, imprecisioni, accuse".

Sgarbi, inchiesta Report-Fatto: "Sua tela identica a quella rubata". Lui si difende: "Trovata in una villa a Viterbo"

L'inchiesta, che Report trasmetterà stasera ma che il Fatto ha già anticipato con alcuni articoli, porta la firma di Thomas Mackinson e Manuele Bonaccorsi. "Mi inseguono da settimane in ogni luogo - afferma Sgarbi nella nota -, anche dove non sono. Richiedono appuntamenti, soffrono e godono. Ma non capiscono. Non possono capire che una persona spenda tutto il suo danaro per acquistare opere d'arte e che insieme le studi. Che abbia scritto centinaia di libri e saggi, che abbia organizzato mostre in ogni dove, che faccia lezioni e racconti l'arte. E che sia premiato per quello che fa, che è davanti agli occhi di tutti. Ignorano il buono e il giusto. Ignorano che la collezione che ho raccolto, con il mio impegno, con la mia ricerca e con i danari guadagnati nel corso degli anni, è blindata entro una fondazione dedicata ai miei genitori, con 500, dico 500, opere d'arte vincolate dallo Stato per mia volontà, come collezione. E quindi indivisibili, invendibili, unite da un solo spirito. Adesso si sono superati. Vagheggiano di furti, citando episodi inverosimili".

Secondo Report e il Fatto, "La cattura di san Pietro" di Sgarbi "appare identica a una tela rubata nel 2013". Ma per il critico d'arte la verità è un'altra. E passa per Viterbo. "Nella bellissima e piena di affreschi e stucchi, e da me fatta accatastare e vincolare, villa Maidalchina che, con la collezione notificata è patrimonio della fondazione Cavallini-Sgarbi, durante i necessari restauri del tetto condotti intorno al 2006/2007, piegata e molto impolverata, trovo una tela, in presenza di testimoni che ricordano l'accaduto, che mi pare di scuola senese e propriamente di Rutilio Manetti", afferma Sgarbi.

Villa Maidalchina e La cattura di san Pietro esposta a Lucca

Stando all'inchiesta giornalistica, il quadro rubato nel 2013 giaceva in un castello a Buriasco. "Nel 2008 - riporta Sgarbi - presento un libro in un castello, trasformato in ristorante, vicino a Pinerolo, pieno di quadri molto modesti, in gran parte copie ottocentesche e novecentesche. Nessun originale. Li guardo con divertimento e fra essi vedo un dipinto molto malandato, assai simile a quello ritrovato da me alla Maidalchina, ancora una copia, e di diverse dimensioni. Dopo qualche tempo (non usavo allora i telefonini per fotografare) chiedo a due amici che abitano relativamente vicini di andare in quel castello e di farmi una fotografia (è il reato di fotografia) per il confronto tra il mio originale e quella copia. Mai da alcuno riferita al Manetti e tenuta, a quanto ricordo, a copertura del vano cucina fra fuochi, fumi e lessi, piena di tagli e di buchi, a far capire quanto fosse considerata".

Report e il Fatto hanno raccolto, tra le altre, la testimonianza del restauratore che avrebbe restaurato l'opera. "Oltre alla questione generale delle copie, che fu la ragione della mia curiosità, i due improvvisati cacciatori - replica Sgarbi - ignorano che il dipinto mio, quello trovato alla Maidalchina in condizioni relativamente buone, fu restaurato da un altro restauratore in un altro laboratorio, non a Brescia".

"La cattura di san Pietro", nel 2021 esposta a Lucca, ora, fa sapere Sgarbi, "è nella casa dei miei genitori e intendo portarla nel mio ufficio al ministero della Cultura per arredo". Poi aggiunge: "Se qualcuno potrà dimostrare che quella bellissima opera, di misure completamente diverse (almeno quaranta centimetri per lato), ha a che fare con lo straccio rubato sono pronto a restituirlo a chi non l'ha mai posseduto".

Infine, Sgarbi affronta il tempa del valore dell'opera. "Valutando le mie denunce dei redditi, i valori di mercato di Rutilio Manetti sono alquanto bassi. Quando lo esposi, proprio per il suo singolare luminismo e per lo spazio architettonico della colonna dietro il sadico giudice, non era affatto, né alcuno lo disse, la “scoperta” della grande mostra di Lucca su “Caravaggio e Pietro Paolini. I pittori della luce”. Era semplicemente inedito, e corredato di una scheda mia e del massimo esperto del pittore. In mostra c'erano ben 13 dipinti della mia collezione".

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