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CRONACA

Rudy Guede, la ex racconta la notte della duplice violenza: "Mentre abusava di me diceva di volere un figlio"

Le confidenze della 24enne viterbese a un'amica: "Io piangevo e gli dicevo: Ti prego, non lo fare". La conversazione estrapolata dal cellulare della ragazza durante l'incidente probatorio: disposta un'ulteriore perizia

Rudy Guede indagato per violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti sulla fidanzata, oggi ex: nuovo atto dell'incidente probatorio sul cellulare della 24enne viterbese. L'avvocato Enrico Mezzetti, difensore del 37enne, ha chiesto un'integrazione alla relazione già depositata. Una sorta di superperizia a cui la gip Savina Poli, durante l'udienza di ieri a cui era presente Guede ma non la ragazza, ha dato il via libera con il consenso sia della pm Paola Conti che del legale della vittima Francesco Guido.

L'esperto informatico Luigi Gruttadauria, incaricato dal tribunale di Viterbo, ha due mesi di tempo per passare nuovamente al setaccio lo smartphone della giovane. E questa volta lo farà avvalendosi di una tecnologia sofisticata, ossia di un software particolarmente avanzato, e del contributo dei consulenti di parte: Luciano Lattanzi per la 24enne e Sandro Salvati per l'indagato. Si torna in aula, sempre a porte chiuse, il 18 luglio.

"Tutto ciò che è nel cellulare della mia assistita va riscaricato - spiega l'avvocato Guido -. Un'operazione che, per quanto mi riguarda, poteva essere evitata perché il perito del tribunale ha già detto di aver estratto tutto ciò che poteva essere recuperato. Gli elementi raccolti ed emersi finora sono chiari e per noi la vicenda è cristallizzata. L'esperto Gruttadauria ha affermato che le prove che abbiamo presentato sono autentiche e che trovano riscontro in quanto è nello smartphone. La richiesta della difesa di Guede è comunque assolutamente legittima ed è stata accolta dal gip. Noi stessi, tra l'altro, non ci siamo opposti perché restiamo sereni e fiduciosi nella bontà di ciò che è presente nel cellulare e nella genuinità di quanto indicato nella querela".

La relazione depositata a ridosso della scorsa udienza si compone di ben 144mila pagine. All'interno sono state raccolte le foto scattate e i messaggi e gli audio inviati dalla 24enne dopo gli abusi, estrapolati dal suo smartphone. Dalle conversazioni con la madre a quelle con la psicologa, in cui la ragazza afferma che in Guede "convivono due persone diverse" e che, pertanto, ha paura "potesse farle del male". Tra le immagini, invece, quelle scattate dopo la duplice violenza del 6 settembre 2022 in cui si vedono lividi su braccia, gambe e altre parti del corpo della giovane. Lesioni che sarebbero state provocate dalla forza che il 37enne avrebbe esercitato sulla fidanzata per costringerla a una rapporto sessuale non protetto, anche orale. Rapporto a cui la 24enne si sarebbe rifiutata e avrebbe opposto resistenza, per poi essere sopraffatta da Guede che avrebbe abusato di lei nonostante, in lacrime, lo stesse implorando di fermarsi. Violenza che si sarebbe ripetuta qualche ora dopo, con il 37enne che avrebbe manifestato il bisogno di "stare dentro di lei".

Il giorno dopo la ragazza si confida, via Whatsapp, con un'amica. "L'ha fatto - racconta -. Ero seduta sul letto capendo cosa intendesse con la frase "Lascerò tutte le mie tracce su di te" ma nello stesso tempo rimanendo confusa e ripetendomi: "Ma non lo farà davvero, lo dice tanto per farmi capire che lo farebbe ma non arriverà fin lì". E nella mia testa bloccata mi dicevo: "Lui è Rudy, non mi farebbe nulla di simile". E invece si è spogliato e ha fatto i suoi comodi. Fa quello che vuole fare e mi dice: "Parlami adesso. Su, dimmi quello che vuoi dirmi". Io non gli rispondo e la cosa va avanti così. Dice altre cose ma io non ascoltavo nemmeno. Ho detto solo: "Spero che Dio, se mai esiste, ti perdoni per questo e ti aiuti nella tua vita perché io non sto provando alcun piacere". Lui proprio menefreghista, anche se spero che dentro di sé stesse soffrendo come stavo male io. Poi smette, va in bagno, torna e riprende dicendomi che diranno che è stato lui perché c'è il suo Dna. Mi ha messa sul tavolo: ha fatto tutto lui, io semplicemente sono rimasta ferma. Le uniche parole che mi sono uscite sono state: "Ti prego, non lo fare". Davvero non meritavo tutto questo".

La 24enne prosegue: "Mi sono fatta la doccia e mi sono messa a letto. Mi ha stretta in un abbraccio e mi ha detto di stare tranquilla mentre piangevo e di non piangere e io, credulona, che ci credo... Poi mi dice: "Fidati. Fidati di me, mettiti qui". E io l'ho fatto, da scema. Rinizia di nuovo, di nuovo. Mi ha detto delle cose pesanti. Mi ha detto: "Io voglio un figlio". E io ho risposto: "Se continui così probabilmente lo avrai". E continua, non gli importa nulla. La cosa va avanti così un po'. Ha finito e si è messo da parte riaddormentandosi. E io non ho più dormito. Ormai erano le 6, me ne sono andata in salotto".

Durante questa intera notte di duplice violenza, stando al racconto della giovane, Guede avrebbe anche detto: "Vai in questura domani, chiama il tuo bel ispettore e digli che ti ho fatto". Circostanza poi effettivamente riferita e messa nero su bianco, insieme ad altre, davanti ai poliziotti della squadra mobile di Viterbo che l'estate scorsa hanno fatto scattare le indagini. Il 37enne oggi è con il braccialetto elettronico e sotto le misure del divieto di avvicinamento alla ex (almeno 800 metri) e della sorveglianza speciale, quest'ultima scattata anche in virtù del coinvolgimento nell'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007, che gli è costato una condanna a 13 anni scontata nel carcere di Viterbo.

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