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CRONACA / Garbini / Via Igino Garbini

Scritta shock contro la famiglia Ascenzi: "Sono come il pizzo"

Vergognoso graffito contro gli Ascenzi in via Garbini, proprio sotto i portici dove si trovano gli uffici comunali

“Ascenzi = pizzo”. Una vergognosa scritta è comparsa in via Garbini, proprio sotto ai portici dove si trovano gli uffici comunali. Secondo alcuni residenti, il graffito sarebbe stato realizzato mercoledì 8 maggio ma, secondo altri frequentatori della zona, risalirebbe addirittura a diversi mesi fa. A prescindere da ciò, la scritta è ancora visibile in una zona notoriamente trafficata dove, oltre ai servizi del Comune, sono presenti attività commerciali di vario genere, bar e ristoranti.

Non è chiaro a quale membro della famiglia Ascenzi si riferisca l'autore. Forse Raffaele, stimato architetto conosciuto per aver realizzato ben tre modelli della Macchina di santa Rosa e l'edizione appena conclusa di San Pellegrino in Fiore? Forse Guglielmo, noto avvocato viterbese? Oppure al capostipite Silvio, politico che in passato ha ricoperto anche il ruolo di sindaco di Viterbo? È invece certa la volontà di fare un paragone inquietante con la mafia, essendo il pizzo una pratica utilizzata specialmente dalle cosche siciliane. Un chiaro intento diffamatorio.

La famiglia Ascenzi, peraltro, è da sempre parte della storia della città di Viterbo. Oltre a Silvio, Raffaele e Guglielmo, non va infatti dimenticato Filippo (padre di Silvio), il quale ha ricoperto nel periodo che va dagli anni '20 ai '40 diversi ruoli amministrativi: podestà dal 1931 al 1934, commissario e primo presidente della ricostituita Provincia di Viterbo, consigliere comunale e assessore, segretario federale del Pnf, consigliere nazionale del Pnf e deputato per quattro legislature della Camera nazionale dei fasci e delle corporazioni, presidente dell'Unione agricoltori di Viterbo. Filippo Ascenzi è morto a soli 50 anni nel 1943, lasciandosi alle spalle una serie di opere di cui ancora oggi Viterbo trae i benefici: su tutte la copertura dell'Urcionio, che ha gettato le basi per la creazione di via Fratelli Rosselli, via Marconi e via Littoria, la via che oggi porta il suo nome e collega piazza del Comune al Sacrario.

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