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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca

"Smaltimento illecito di rifiuti pericolosi nel Viterbese", quattro indagati

Sotto inchiesta i vertici della Chimet, la cui sede è stata perquisita dai carabinieri. L'azienda si difende: "Rispettate tutte le regole"

"Smaltimento illecito di rifiuti pericolosi nel Viterbese". Indagati quattro vertici della Chimet, gigante del recupero di metalli preziosi, che nella Tuscia ha un impianto di smaltimento.

La perquisizione

I carabinieri del Noe di Firenze, il nucleo operativo ecologico, hanno effettuato un blitz nella mattina di ieri, martedì 30 maggio, nello stabilimento di Badia al Pino, in provincia di Arezzo. Lo riporta ArezzoNotizie, che entra nel merito della vicenda. Si tratta di una nuova indagine a margine dell'inchiesta del principale filone "Keu" che lo scorso novembre ha già interessato i vertici Chimet. L'accusa, in quella circostanza, era stata di concorso in smaltimento illecito di rifiuti (assieme a Tca).

Quattro indagati, l'accusa sui "rifiuti pericolosi"

Anche stavolta al centro dell'inchiesta - che ha portato quattro vertici di Chimet sotto indagine - c'è la gestione di rifiuti, in particolare la classificazione di scarti di lavorazione conferiti in un periodo temporale che abbraccia nove anni, dal 2012 al 2021. L'impianto utilizzato per lo smaltimento è collocato in provincia di Viterbo. E la controversia sulla natura di questi rifiuti ha dato origine all'inchiesta e alla perquisizione di ieri. Secondo l'accusa, sostenuta dal pm antimafia di Firenze Giulio Monferini, quei materiali sarebbero pericolosi e per questo da smaltire secondo adeguate procedure.

La risposta di Chimet

La Chimet ha preso posizione rispetto alla nuova indagine, emettendo una breve note in cui si sostiene che il rifiuto non sarebbe invece pericoloso e quindi sarebbe stato conferito correttamente. "Si è trattato - spiega il comunicato Chimet - dell’ennesima verifica riguardante il codice attribuito al rifiuto risultante all’esito del processo di recupero dei metalli preziosi. Nello specifico, il controllo si è incentrato sul conferimento di tale rifiuto, ai fini del suo recupero, a un impianto del Viterbese che si è protratto, sotto il costante controllo di Arpa Toscana e Lazio, Regione Toscana e Regione Lazio, dal 2012 al 2021. L’azienda è fermamente convinta di aver sempre attribuito un corretto codice al rifiuto, in ciò confortata dai sistematici e approfonditi controlli cui è sempre stata sottoposta".

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