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Giovedì, 18 Aprile 2024
TRAGEDIA SFIORATA

Detenuto si barrica in cella e simula il suicidio, ma stringe troppo il cappio fatto con le lenzuola

La tragedia è stata sventata dalla polizia penitenziaria che intervenendo ha salvato la vita all'uomo in extremis

Un'altra tragedia sfiorata ieri, martedì 2 aprile, nel carcere di Mammagialla a Viterbo. Un detenuto nel preciso intento di simulare un suicidio è rimasto imbrigliato nel cappio che aveva fatto con le lenzuola, per un soffio si è sfiorata la tragedia.

Il racconto

E' Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del sindacato autonomo polizia penitenziaria a raccontare quanto accduto tra le mura della casa circondariale. “Erano le ore 22 quando un detenuto, di origine maghrebina, ha messo in atto un barricamento all'interno della sua cella seguendo con un gesto dimostrativo di impiccarsi alla finestra. Purtroppo, al detenuto è sfuggito il controllo del cappio fatto con le lenzuola e solo grazie all'intervento del personale di polizia penitenziaria di Viterbo che quello che era solo un gesto dimostrativo non si è tramutato in tragedia. Gli agenti hanno forzato il cancello e, sostenendo di peso il detenuto, sono riusciti a liberarlo dal cappio, oramai strettissimo”.

Mancano operatori specializzati

Per il segretario generale del Sappe, Donato Capece, “questa è la polizia penitenziaria, pronta ad agire con gli altri operatori e con gli stessi detenuti per tutelare la vita dei ristretti. Il dato oggettivo è che la scelta di togliersi la vita è sicuramente originata da uno stato psicologico di disagio. È un dato oggettivo che chi è finito nelle maglie della devianza spesse volte è portatore di problematiche personali sociali e familiari”, conclude il sindacalista, che rileva infine come “l’ennesimo tentato suicidio di una persona detenuta, sventato in tempo dalla professionalità ed attenzione dei poliziotti, dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. E si consideri che negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 23mila tentati suicidi ed impedito che quasi 175mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”. 

Il Sappe esprime “un vivo apprezzamento al prezioso operato degli agenti della casa circondariale di Viterbo, grazie ai quali è stata impedita una nuova tragica morte in carcere. Ma torniamo a denunciare ancora una volta la mancanza di operatori sanitari, psicologici e psichiatrici e ribadiamo la necessità di concorsi regionali e assunzioni di personale sanitario da destinare alle carceri laziali”.

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