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Lunedì, 15 Aprile 2024
L'INDAGINE DELL'ANTIMAFIA

Traffico di rifiuti metallici: due arresti, 27 indagati e 860mila euro sequestrati

Le indagini dell'Antimafia condotte da Polfer e carabinieri forestali hanno scardinato un'organizzazione dedita al reperimento, trasporto e trattamento illecito di rame e piombo tra il Viterbese e la Campania. Coinvolte 8 società

Traffico di rifiuti metallici tra il Viterbese e la Campania. Scardinata un'organizzazione dedita al reperimento, trasporto e trattamento illecito di rame e piombo. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma hanno portato a due arresti domiciliari, 27 indagati e al sequestro di circa 860mila euro ritenuti il profitto del reato e di undici mezzi. Otto le società coinvolte e sottoposte ad accertamento. I carabinieri forestali del Nipaaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale) di Viterbo e gli agenti della polizia ferroviaria di Roma hanno eseguito, questa mattina, le ordinanze del gip conteneti le misure cautelari interrompendo il presunto traffico di rifiuti metallici (piombo e soprattutto rame) che da tempo sarebbe stato in essere tra le province di Viterbo e di Caserta.

Cosa è stato scoperto

Le attività organizzate per il presunto traffico illecito dei rifiuti avevano origine in due impianti del Viterbese. Qui sarebbero stati sistematicamente accettati e gestiti ingenti quantitativi di rifiuti speciali e urbani da cui ricavarne le componenti metalliche di valore commerciale, che sarebbero state abusivamente gestite.

I rifiuti sarebbero stati conferiti da una pluralità di soggetti, in assenza dell'iscrizione all'albo nazionale dei gestori ambientali e della prevista documentazione ambientale. I rifiuti sarebbero poi stati gestiti negli impianti viterbesi in difformità a quanto previsto dalle autorizzazioni e dal decreto di riferimento e omettendo la corretta compilazione dei registri. Molti rifiuti indesiderati sarebbero stati smaltiti illecitamente nel territorio viterbese tramite abbandono o combustione al suolo.

Il sistema, che sarebbe stato organizzato e gestito da due campani, avrebbe previsto, inoltre, il carico dei metalli di valore, soprattutto rame, con specifiche modalità negli autoarticolati individuati per il trasporto, in modo da occultarne il contenuto e in assenza della documentazione ambientale o redatta in modo falso. Successivamente i rifiuti di metallo sarebbero stati venduti a una società del Casertano e, pur in assenza di adeguate operazioni di recupero e/o trattamento necessarie per la cessazione della qualifica di rifiuto, sarebbero stati ulteriormente destinati e commercializzati in un altro stabilimento limitrofo.

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