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GIUDIZIARIA

Buttafuori sequestra e stupra in un b&b ragazzina conosciuta in discoteca

L'imputato si trova in una Rems ma per i periti del tribunale era "capace di intendere e di volere all'epoca dei fatti". La pm ha chiesto il ritorno in carcere

Buttafuori sequestra e stupra in un bed and breakfast una ragazzina conosciuta in discoteca. Secondo le psichiatre Viviana Censi e Tiziana Amici, l'imputato - un 20enne - sarebbe stato "capace di intendere e di volere all'epoca dei fatti". Le due specialiste lo hanno detto ieri davanti al tribunale di Viterbo, presieduto dal giudice Eugenio Turco, che ad agosto le ha conferito l'incarico della perizia collegiale dopo le conclusioni contrastanti cui erano giunti il primo perito e i responsabili della Rems in cui l'imputato è ricoverato. Se per il primo è seminfermo di mente, per i secondi è "solo" un manipolatore che pertanto non può stare nella struttura. All'esito dell'ultima perizia, la pm Chiara Capezzuto ha chiesto che per il 20enne si riaprano le porte del carcere "essendo venuto meno - ha spiegato il magistrato - il giudizio di incapacità di intendere e di volere e sussistendo il pericolo di reiterazione del reato".

Stuprata ripetutamente nei b&b

Il ragazzo - difeso dall'avvocato Luigi Mancini - è imputato di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni, con l'aggravante della crudeltà. A fine 2019, dopo aver conosciuto nella discoteca in cui lavorava come addetto alla sicurezza una giovane di 17 anni residente nel Viterbese, l'avrebbe rintracciata sui social riuscendo in pochi giorni a infilarsi in casa presentandosi come il fidanzato. Quello che tutti i genitori sognano per le proprie figlie: bravo e dal bell'aspetto. Ma nella realtà sarebbe stato tutt'altro. La minorenne sarebbe stata costretta a seguirlo per più di una volta in dei b&b dove sarebbe stata privata del cellulare, minacciata, picchiata e stuprata ripetutamente.

Arrestato due volte

Ad accorgersi che qualcosa non andava sono stati i genitori della ragazzina, che avrebbero notato dei lividi sulle braccia della figlia che, in lacrime, avrebbe iniziato a raccontare dei soprusi. A quel punto il 20enne, di Pomezia, si sarebbe scagliato contro i genitori rendendo necessario l'intervento dei carabinieri - uno dei quali ha testimoniato ieri in aula - che lo hanno arrestato. Una seconda misura di custodia cautelare è arrivata nella primavera del 2020, in pieno lockdown da Coronavirus.

Più di una vittima

La 17enne viterbese non sarebbe stata l'unica vittima. L'imputato avrebbe utilizzato lo stesso "approccio" anche con una giovane romana, pure lei non ancora maggiorenne all'epoca dei fatti. La ragazza, ascoltata ieri in aula come testimone, ha detto di essere stata contattata dal 20enne via Facebook con la scusa di averla notata in discoteca. Ci sarebbero poi stati i primi incontri e le violenze, raccontate dalla giovane tra lacrime e singhiozzi. "È impressionante come entrambe le ragazze, pur non conoscendosi, abbiano detto le stesse identiche cose, a dimostrazione di come l'imputato agisse secondo un preciso schema e copione", commenta l'avvocato di parte civile che rappresenta la 17enne e i suoi genitori. La prossima settimana il processo entrerà nella fase finale.

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