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Sabato, 22 Giugno 2024
LA TRAGEDIA / Carmine - Salamaro

Sbranato dai rottweiler, nel quartiere di Viterbo dove vive il proprietario: "Visto di rado ma sempre con i cani"

È chiuso nel silenzio nella sua casa al Carmine il 43enne a cui sono intestati i tre cani che hanno ucciso Paolo Pasqualini: rischia l'accusa di omicidio colposo. La vittima studiava all'Unitus

È chiuso in casa a Viterbo, dove vive, il proprietario dei tre rottweiler che hanno sbranato e ucciso il runner Paolo Pasqualini nel bosco di Manziana. Sul campanello del citofono ci sono due nomi, scritti con il pennarello: il suo e quello dell'attuale compagna. È lei a rispondere: "Mi dispiace - dice con voce gentile - ma non rilasciamo nessuna dichiarazione. Siamo in mano agli avvocati e, in caso, risponderanno loro a tutte le domande".

Nel quartiere dove vive il proprietario dei rottweiler

Manca poco all'ora di cena e in quella via scarsamente illuminata e senza uscita al Carmine, uno dei quartieri più popolari di Viterbo, è un via vai di persone. Molti rincasano proprio nella palazzina di sei piani, ultima di un complesso di case, dove si trova il 43enne, originario di Manziana ma nella Tuscia per amore. "Non lo conosco - racconta un'anziana signora che abita in uno dei venti appartamenti -, si vede poco in giro. L'ultima volta l'ho incrociato circa un mese fa ed era con un cane". E di foto e post con i cani, la sua grande passione, sono pieni anche i suoi profili social.

Pasqualini studiava all'Unitus

Legato a Viterbo anche Paolo Pasqualini, il 39enne vittima della tragedia. Si era da poco iscritto all'Università della Tuscia e voleva laurearsi in "Sport, benessere e attività motoria in ambiente naturale" per far diventare una professione la sua passione per il jogging e per le lunghe passeggiate. "Parlavamo spesso degli studi: lui della sua facoltà di scienze motorie, io di quella di medicina a cui sono iscritta. Mi chiedeva consigli", ha ricordato la sorella ai giornalisti andati a Manziana dove Pasqualini era tornato a vivere da circa due anni proprio per studiare nella vicina Viterbo.

Le indagini sulla tragedia

Quanto avvenuto nella prima mattinata di domenica nel bosco Macchia grande di Manziana, in provincia di Roma, è al vaglio degli inquirenti che attendono i risultati dell'autopsia di Pasqualini e delle perizie comportamentali sui rottweiler. I carabinieri della compagnia di Bracciano stanno indagando su come i cani possano essere scappati dalla villetta del comprensorio che si trova a poca distanza da dove il 39enne è stato sbranato. La procura di Civitavecchia fa sapere che "sono stati identificati i proprietari dei tre molossoidi (oltre al 43enne che vive a Viterbo anche l'ex moglie di 40 anni, ndr)" e che "sono in corso tutti gli approfondimenti del caso al fine di poter accertare eventuali responsabilità penali in capo ai possessori degli animali". Ieri sulla scrivania del sostituto procuratore titolare del caso sarebbe già arrivata una prima relazione per omessa custodia di animali, ipotesi di reato a cui potrebbe aggiungersi anche quella di omicidio colposo.

I rottweiler monitorati in un centro veterinario

I molossi, dall'esame dei microchip sottocutanei, risulterebbero censiti all'anagrafe canina e intestati al 43enne che vive a Viterbo. Ora si trovano in un ospedale veterinario sotto sequestro sanitario, dove vengono osservati dai medici per stabilire una diagnosi su eventuali malattie, fra cui la rabbia. La procura, che ha chiesto anche una perizia veterinaria per capire come siano stati allevati, ricostruisce che dopo la tragedia "i militari hanno rinvenuto i tre rottweiler liberi e particolarmente aggressivi", tanto da aver dovuto cinturare l'area per rintracciarli, catturarli, metterli in sicurezza e scongiurare eventuali ulteriori aggressioni.

Chi era Paolo Pasqualini

Pasqualini, che non aveva né moglie né figli, viveva a Manziana con la madre e la sorella minore. Caporeparto in un supermercato di Roma, era stanco di quel lavoro e voleva cambiare vita. Nel tempo libero passeggiava e correva, anche per guarire la sciatalgia che lo stava affliggendo. "Era un bravissimo ragazzo - ricorda in lacrime la sorella Priscilla che per l'ultima volta ha parlato con lui la sera prima che venisse ucciso dai cani -. Gli volevamo tutti molto bene, siamo distrutti. Amava la musica e gli piaceva cantare, anche se devo dire che era un po' stonato. Per il problema al nervo sciatico, il medico gli aveva consigliato di fare delle lunghe passeggiate. Non potevamo pensare che sarebbe finita in questo modo".

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