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Venerdì, 19 Aprile 2024
ECONOMIA

La povertà dilaga nella Tuscia: iI 30% dei viterbesi ha un reddito tra 0 e 10mila euro

Differenze di reddito elevate nel Viterbese, soprattutto tra i piccoli comuni della zona nord e i grandi centri

Che quella della Tuscia non sia quella un’economia florida è cosa nota ai più. Tuttavia, la situazione inizia a prendere una brutta piega soprattutto per quel che riguarda le famiglie. Le disuguaglianze di reddito, infatti, a Viterbo sono più marcate che nel resto del Lazio e il dato sull’incidenza dei cittadini con un reddito compreso tra 0 e 10mila euro è più alto rispetto alla media nazionale. A rivelarlo è lo studio condotto dal portale Openpolis, che ha prodotto un report elaborando le informazioni sulle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2021, quelle relative all’annus horrobilis 2020.

Nella Tuscia, di media, la percentuale dei contribuenti che hanno dichiarato un reddito complessivo tra 0 e 10mila euro si attesta intorno al 30%. La media italiana, invece, si ferma al 27,4%. Nel Lazio, Latina condivide il posto di fanalino di coda insieme a Viterbo. Ma l’analisi è ancor più dettagliata, perché prende in considerazione le statistiche relative ai singoli comuni e da qui emerge un dato importante, visto che i redditi bassi aumentano in una precisa zona della provincia.

Il capoluogo ha in realtà una percentuale di poco superiore alla media nazionale, pari al 28,43%. Che peraltro è anche una delle più basse. A Civita Castellana i contribuenti tra zero e 10mila euro annui rappresentano il 29,80% del totale, mentre a Tarquinia si sale fino a toccare quota 31,88%. Situazioni differenti, dunque, nei tre centri abitati più grandi. Poco più sotto troviamo Vetralla, con il 31,37%, invece Montefiascone scende quasi ai livelli di Viterbo con il 28,93%. Il dato più alto tra i comuni più popolati, però, lo raggiunge Tuscania con il 33,30%. 

La fascia tra il Nord e l’Ovest della Tuscia, sostanzialmente, è quella dove aumenta considerevolmente la percentuale di redditi bassi. In alcuni Comuni, infatti, si sale vertiginosamente fino a sfiorare il 40%. È il caso di Montalto (36, 53%), Ischia (36,13%) ma soprattutto Canino, che registra l’incidenza più alta, pari al 38,14%. Nel piccolo comune alle porte della Maremma laziale, la disparità reddituale è più marcata che nel resto del Viterbese.

Non va benissimo nemmeno dalle parti del lago di Bolsena, con il comune bolsenese che raggiunge quota 37,71% di cittadini sulla soglia della povertà. Secondo dato più alto a livello locale. Sulle sponde lacustri male anche Gradoli (35%), San Lorenzo (34,38%) e Marta (33,24%). 

Nell’Alta Tuscia, poi, da registrare anche i dati di Lubriano (36,27%), Onano (35%) e Proceno (34,43%). Nei Cimini, sebbene la media dei comuni oscilli tra il 30 e il 31%, spicca Vignanello con il suo 36,70%. Proseguendo a Sud, infine, ci sono anche Corchiano (35%) e Carbognano (34,81%). 

Ma non ci sono, fortunatamente, solo brutte notizie. In cinque comuni, infatti, le differenze sono molto meno accentuate. A Orte i redditi bassi corrispondono al 29,36%, a Gallese al 28% e a Vasanello al 27,92%. Ma i due paesi maglia rosa sono Valentano (27,82%) e Monte Romano, che si guadagna il titolo di comune con la percentuale di contribuenti tra 0-10mila euro più bassa grazie ad appena il 25%. Un dato sorprendente, considerando soprattutto il numero di abitanti, poco più di 2mila. Evidentemente, nel comune vicino al litorale tirrenico devono risiedere lavoratori dal reddito alto, ma potrebbe incidere - soprattutto per quel che riguarda gli esercizi commerciali - il fatto che Monte Romano sia una tappa obbligata per chi deve dirigersi verso Civitavecchia e Viterbo in direzione Orte, visto che la superstrada s’interrompe e costringe al passaggio nel centro. Sarà interessante, in questo senso, valutare se i dati peggioreranno una volta che la Trasversale sarà completata.

Per quanto concerne il resto della Tuscia, è evidente che ci siano alcune problematiche in molte zone, quasi tutte a dir la verità. Ad influenzare le statistiche c’è senz’altro la (quasi) totale assenza di grandi industrie, soprattutto in alcune aree della provincia, dove l’economia si regge perlopiù su piccole e medie imprese che, in particolare nel post-Covid, hanno cominciato ad accusare i colpi della crisi che sta interessando tutto il suolo nazionale. Senza una politica di sviluppo economico condivisa, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente fino a portare ad un aumento generalizzato dei viterbesi indigenti. Un rischio che ad oggi pare quantomai concreto, anche perché le istituzioni sembrano aver preso la questione decisamente sotto gamba. Un abbassamento dei redditi, peraltro, può anche scatenare effetti nefasti sul mercato immobiliare, tallone d’Achille della Tuscia dal periodo pre-pandemia. Il pericolo dietro l’angolo è che possano scoppiare delle bolle a livello locale, le quali in genere si espandono a macchia d’olio su tutto il territorio.  

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