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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Economia

Stipendi più bassi per i lavoratori di Viterbo e del Lazio: 400 euro in meno all'anno da gennaio

La Regione Lazio, gravata da un debito monstre, non potrà rifinanziare il Fondo taglia tasse da 300 milioni di euro. Aumenterà l'Irpef e verranno colpiti soprattutto i contribuenti delle fasce medie

Lo avevamo anticipato a marzo 2023 ed ora, purtroppo, è arrivata la conferma: a Viterbo e nel Lazio si pagheranno più tasse rispetto al resto d’Italia. I cittadini compresi nella fascia di reddito dai 15mila ai 40mila euro, ovvero circa 2 milioni di contribuenti, pagheranno l’1,6% in più di irpef ogni mese, l’addizionale regionale. Il risultato finale fa tremare i polsi: i laziali, compresi pensionati e lavoratori autonomi, si troveranno dei cali in busta fino a circa 400 euro. Un vero e proprio salasso al quale bisogna aggiungere il caro benzina, il caro energia e le addizionali comunali.   

Aumento dell’irpef

Negli ani passati questa batosta dell’irpef era stata disinnescata grazie a un apposito fondo, detto “taglia tasse”, istituito dalla Regione Lazio. Nel 2020, tanto per fare un esempio, ammontava a 323 milioni di euro. Il provvedimento era stato confermato anche negli anni successivi, seppur con qualche cambiamento. Nel 2022, il Fondo taglia tasse ammontava 296 milioni di euro.

Bilancio regionale

A dare l’allarme ci avevano pensato le parti sociali il 24 marzo 2023 durante un’audizione che si era tenuta presso la commissione bilancio in Regione Lazio. Erano giorni caldi, caldissimi per la Pisana, chiamata ad approvare il primo bilancio dell’era Rocca. Un documento che il centrodestra ha dovuto approvare “in fretta e furia”, visti i tempi strettissimi, tanto che c’era stato bisogno anche di una commissione speciale. Dalla maggioranza il messaggio che arrivava era chiaro: si trattava di una manovra tecnica che aveva ancora il “marchio” dell’ex presidente Zingaretti.

Dialogo col governo

L’assessore al Bilancio regionale, Giancarlo Righini, aveva fatto capire già allora che sarebbe stato difficile fare qualcosa, anche nei mesi futuri. Replicando ai sindacati, infatti, Righini aveva evidenziato come l’unica strada percorribile fosse quella di attivare un dialogo con il governo per rimodulare il debito della Regione, “che nel 2021 ha toccato la cifra enorme di circa 22,75 miliardi di euro”, aveva detto.

La Corte di Conti

Il colpo finale è arrivato il 29 settembre, quando la Corte dei conti ha parificato il rendiconto del Lazio 2022, fatta eccezione per 170 milioni di euro che mancano all’appello e che, di conseguenza, vanno a pesare sul disavanzo regionale. Una cifra “monstre”, soprattutto se si pensa che il Fondo taglia tasse si è aggirato, negli anni passati, sui 300 milioni circa. Quindi, a meno di un provvidenziale intervento del governo, i cittadini laziali dovranno prepararsi a tirare la cinghia a partire da gennaio 2024. Chi ha un reddito fino a 25mila euro annui pagherà 160 euro in più di tasse nel 2024 rispetto all’anno precedente. 320 euro in più, invece, per chi ha un reddito fino a 35 mila euro.

Impossibile la riduzione della pressione fiscale

L'assessore Righini non aveva mai nascosto le difficoltà affermando, chiaramente, come "il combinato disposto di norme illogiche sommato a scelte opache e discutibili della precedente amministrazione" abbia reso "impossibile ipotizzare una riduzione della pressione fiscale". Dichiarazioni, queste, rilasciate dopo la parifica della Corte dei Conti.  "La giunta Zingaretti - spiega - ci ha lasciato dei conti disastrosi e ha dirlo non siamo noi, ma la Corte, che ha sottolineato tutte le criticità finanziarie legate all’ultimo anno di gestione da parte dei nostri predecessori. In pochi mesi abbiamo dovuto fare i salti mortali per coprire diversi buchi di bilancio che ci hanno lasciato in eredità: dal disavanzo sanitario di 218 milioni, di cui 88 svincolati dal ministero dell’Economia, ai 170 milioni per parificare i conti del 2022, di cui 34 milioni di anticipazione di liquidità all’Ater per pagare la rateizzazione della rottamazione di cartelle esattoriali. A dicembre 2022, addirittura, i rappresentanti del Lazio non si erano presentati in Conferenza Stato-Regioni per rivendicare le risorse spettanti al Lazio nel riparto dei fondi per la sanità".

L'ultima speranza è un intervento del governo che, però, ha già il suo bel da fare con la prossima manovra: "La sentenza della Corte dei conti - ha detto Righini - ci ha lasciati con l'amaro in bocca, poiché ci obbligherà a ulteriori sacrifici nel prossimo bilancio regionale. Saremo costretti, infatti, ad accantonare ulteriori somme, oltre a quelle previste a causa del disavanzo sanitario ereditato. Ciò vorrà dire altri tagli che incideranno sulla vita dei cittadini. Provvedimenti che avremmo potuto evitare se chi ci ha preceduto avesse rispettato, negli ultimi anni, i rilievi della Corte".

L'analisi della Ugl

"Gli stipendi saranno più bassi con il rischio di mandare l'economia nelle sabbie mobili - sottolinea Armando Valiani, segretario regionale Ugl Lazio -. È questo lo scenario inevitabile che si prospetta per i cittadini del Lazio a causa della scellerata gestione della precedente amministrazione targata Zingaretti che, tra l'altro, con un colpo di coda, pochi giorni prima delle elezioni, aveva già aumentato l'Irpef nel silenzio totale, disattendendo i protocolli firmati con le organizzazioni sindacali. Purtroppo paghiamo ancora lo scotto degli errori fatti in precedenza e sappiamo tutto l'impegno profuso dalla nuova giunta per non innalzare le tasse.

Intanto, come sindacato - prosegue Valiani - abbiamo chiesto un incontro per parlare della tematica, confronto che la Regione ha accettato e che verrà effettuato nelle prossime settimane. È importante aprire un tavolo permanente all'interno del quale poter parlare tutti assieme di come poter uscire da questa situazione e rilanciare l'economia e il lavoro del territorio laziale. Siamo fiduciosi che gli uomini che compongono la giunta Rocca siano in grado di superare tutte le difficoltà, partendo proprio dalla concertazione".

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