IL CASO

I Cobas denunciano: "Postina trasferita perché malata". L'azienda: "Spostamento a Fiumicino previsto dal contratto"

Per i Comitati di base, che scendono in piazza e hanno chiesto un incontro al prefetto, la lavoratrice poteva "essere inserita nell'organico interno di Viterbo". Ma Poste fa sapere che "il provvedimento è pienamente coerente e in linea con quanto previsto dal Ccnl"

I Cobas contro Poste italiane denunciano: "Una lavoratrice impossibilitata per motivi medici temporanei a portare la posta, invece di essere inserita nell'organico interno di Viterbo, viene trasferita a più di 100 chilometri". Ma l'azienda fa sapere che "il provvedimento adottato nei confronti della portalettere risulta pienamente coerente e in linea con quanto previsto contrattualmente, d'intesa con tutte le organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto collettivo nazionale di lavoro".

Cosa denunciano i Cobas

I Cobas, tramite il responsabile viterbese dei Comitati di base Luca Paolocci e Andrea Morucci di Cobas Poste-rsu u.p. di Viterbo, ricostruisce così la vicenda della dipendente: "Una lavoratrice storica di Poste italiane, da sempre impiegata come portalettere nella città di Viterbo, si ammala e non riesce a sostenere lunghi e continuati spostamenti in macchina. Il medico competente, cioè quello scelto da Poste, la visita e accerta la patologia, sconsigliando nel referto lunghi spostamenti con mezzi pubblici e privati. Ci si sarebbe aspettati che Poste la inserisse fra il personale interno a Viterbo, dove c'è un costante sotto organico, permettendo così alla lavoratrice di effettuare le dovute cure e guarire. L'azienda, invece, la colloca alle lavorazioni interne di Fiumicino, punendola di fatto per il suo stato di malattia. La veridicità dello stato di malattia viene certificato anche dalla Commissione del servizio prevenzione e sicurezza del lavoro della Asl, ma neanche questo smuove Poste che, anzi, minaccia la lavoratrice di non presentarsi più a Viterbo o le verrà contestata l'assenza ingiustificata da Fiumicino".

La confederazione Cobas amplia il suo intervento. "Pensare che Poste italiane - affermano Paolocci e Morucci - si vanta di aver ricevuto per il quinto anno consecutivo il titolo di "Top employer", cioè miglior datore di lavoro. Ci chiediamo cosa debba essere un cattivo datore. Sta di fatto che da novembre, inizio del trasferimento forzato, a Viterbo si assumono lavoratori con contratti a termine e si pagano centinaia di ore di straordinario per quelle stesse lavorazioni che avrebbe fatto la lavoratrice impossibilitata agli spostamenti".

I Cobas annunciano di scendere in strada e di aver chiesto un incontro al prefetto Gennaro Capo. "Sabato, dalle 10 - fanno sapere -, siamo in piazza a Viterbo, alle poste di via Ascenzi, per denunciare il comportamento vergognoso dell'azienda, che lede il diritto alla malattia e pregiudica la stessa guarigione, punendo la lavoratrice per il suo stato. Questo è solo il primo passaggio. Abbiamo richiesto un incontro al prefetto. Non ci fermeremo, vogliamo il ritiro immediato del trasferimento".

La replica di Poste

Poste italiane, dal canto suo, fa chiarezza. "Il caso della portalettere di Viterbo - spiega l'azienda - si inserisce nella fattispecie che riguarda tutti i "Portalettere per i quali sia stata sia certificata, per motivi di salute, l'incompatibilità temporanea a svolgere la mansione di portalettere". Come previsto anche dall'accordo sindacale dell'agosto del 2022, l'azienda può utilizzare la persona in una mansione compatibile con le sue condizioni di salute inviando la stessa, in regime di trasferta (quindi con rimborso spese), nella sede più idonea a livello gestionale. Nel caso specifico, nonché per tutti i portalettere della regione Lazio che dovessero temporaneamente
trovarsi in eguali condizioni, la struttura prevista è quella del Centro di smistamento di Fiumicino, con eccezione dei portalettere applicati nei Centri di recapito del sud Lazio per i quali è indicata una località diversa".

Poste, inoltre e infine, specifica che "ovviamente, qualora le condizioni di salute non consentano ai dipendenti nemmeno di svolgere le
nuove mansioni, il dipendente potrà, alle condizioni previste, far riferimento alla regolamentazione e alle tutele del Ccnl in materia di malattia".

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