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Sabato, 13 Aprile 2024
8 MARZO

Oltre 10mila imprese femminili nella Tuscia. Ma le donne guadagnano 9mila euro in meno degli uomini

I dati del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio e di Fabrizio Mastrogiovanni, segretario provinciale Femca Cisl

Sono oltre 10mila le imprese femminili nella Tuscia. È quanto emerge dai dati analizzati dal Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Viterbo e Rieti. Nel 2023 la provincia, che conta per la precisione 10mila 178 imprese femminili pari al 27,6% del totale, ha registrato un balzo in avanti dello 0,4%, con un tasso di crescita doppio rispetto a quello medio generale che si attesta a +0,2%.

Il Comitato, espressione del mondo sociale ed economico dell'alto Lazio, si è insediato solo poche settimane fa. Queste le linee programmatiche sulle quali si stanno concentrando le varie componenti: "Le competenze, la conciliazione tra vita privata e lavoro, gli ostacoli di vario genere per le donne imprenditrici, la sostenibilità e la digitalizzazione come driver per minimizzare il gap".

"Il Comitato spiega la presidente Giuseppina Polidori - sta predisponendo in questi giorni il programma di attività da proporre alla giunta camerale. Un programma che ha come elemento fondante la convinzione dell'importanza delle donne nel mondo del lavoro e dell'imprenditoria e dal forte impatto potenziale sugli indicatori sociali ed economici del paese. Dobbiamo promuovere e incoraggiare le donne a mettersi in gioco in ambito professionale e produttivo e stiamo studiando gli strumenti più opportuni per farlo, un insieme di attività e iniziative finalizzate a svolgere un'azione di orientamento e sostegno sia alle aspiranti imprenditrici sia a chi già gestisce la propria impresa. In questa giornata speciale auguro alle donne di continuare in questo percorso di consapevolezza e di crescita così importanti per l'evoluzione culturale ed economica dell’intera società".

La mission del Comitato per l'imprenditoria femminile segue tre direttrici principale: "Dare impulso all'imprenditoria femminile, non solo per colmare il gap, cavalcando la convinzione che la tenacia e la sensibilità delle donne può aumentare la competitività a tutto il sistema paese. Sviluppare tematiche di genere utili per le donne nel mondo lavorativo al fine di recuperare il gap quantitativo e qualitativo ancora estremamente presente in Italia. Favorire la partecipazione dell'universo femminile nei luoghi e nei processi decisionali importanti per il territorio di riferimento e per l'Italia in genere. La rete camerale, nell'ambito della quale il Comitato opera, può svolgere un ruolo molto importante nel potenziamento dell'imprenditoria femminile, offrendo strumenti che aiutano a migliorare le prestazioni aziendali e la crescita economica sostenibile".

Femca Cisl: "Nella Tuscia gap salariale di 9mila euro"

"Nella provincia di Viterbo il gap salariale tra uomo e donna è pari a circa 9 mila euro. Questo enorme divario ci impone una riflessione su come indirizzare le politiche del lavoro per contribuire ad annullare le discriminazioni di genere in primis sui luoghi di lavoro". Ad affermarlo è Fabrizio Mastrogiovanni, segretario provinciale della Femca Cisl, analizzando i dati sui redditi da lavoro redatti nell'ultima ricerca Cisl.

"I numeri sono preoccupanti - riferisce Mastrogiovanni -. Nel 2019 un uomo dichiarava un reddito pari a 25mila 168 euro mentre una donna a 16mila 169. A distanza di tre anni, seppur con un leggero aumento, la differenza è rimasta praticamente invariata. Stesso discorso nell'accezione del lavoro dipendente dove, nel 2022, ai 26mila 720 euro di reddito di un uomo si contrapponevano i 18mila 778 di una donna".

Un ago della bilancia che, secondo Mastrogiovanni, negli ultimi anni si è spostato in maniera quasi impercettibile. "Come Femca Cisl - continua - da tempo portiamo avanti un'incisiva battaglia sull'occupazione femminile, in particolare nel distretto ceramico civitonico, per il reinserimento della donna all'interno di particolari, e poco gravose, fasi del processo produttivo. Ma questo non basta, perchè se si vuole realmente realizzare il cambiamento è necessario assicurare alle donne la possibilità di conciliare il lavoro con la gestione familiare senza rinunce, incentivare forme di servizi e welfare aziendali, politiche flessibili di work-life balance che aiutino la donna nell'ascesa della propria carriera lavorativa, spesso ostacolata dal part-time involontario o dal lavoro povero".

"Non c'è nessun motivo - conclude Mastrogiovanni - per cui una donna debba essere pagata meno di un uomo, serve un cambiamento di passo unito alla consapevolezza che la valorizzazione del capitale umano non deve dipendere né dal genere né dall'età. La donna deve tornare al centro dello sviluppo e della crescita nella governance delle imprese, per valorizzare politiche di inclusività nel pieno riconoscimento dell'identità economica femminile. Cruciale per questo passaggio è l'adozione, da parte delle aziende, della certificazione di parità di genere, finora poco recepita, ma verso la quale siamo pronti a spenderci non solo per creare valore aggiunto sui posti di lavoro, ma soprattutto per delineare un ambiente che favorisca il benessere fisico e mentale, così come l'engagement e la produttività. E' di pochi giorni fa la notizia dello stanziamento, da parte del Ministero del lavoro, di circa 3 milioni di euro per le attività di formazione propedeutiche all'ottenimento della suddetta certificazione. Non ci stancheremo di ripetere che 'investire nel benessere dei dipendenti, significa investire nel futuro dell'azienda".

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