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Martedì, 21 Maggio 2024
Economia

La crisi demografica e gli effetti sul lavoro: "Lavoratori verso l'estinzione, nemmeno gli stranieri ci salveranno"

Unindustria Viterbo, tramite il presidente Sergio Saggini, lancia l'allarme

La crisi demografica nella Tuscia non è solo un fatto di invecchiamento progressivo della popolazione. Il problema grave è che non ci saranno lavoratori giovani per sostituire quelli che mano a mano andranno in pensione. Unindustri lancia l'allarme: "La manodopera straniera non basta a sopperire alla mancanza di viterbesi. Questo vale in particolar modo nel settore dell'edilizia, dove si può trovare manodopera, ma sono sempre meno gli operai specializzati".

''Un dato rende la misura di quanto sia drammatica la situazione, in Italia e anche a Viterbo. Secondo i dati Istat, nel 2022 in provincia il saldo tra nati e morti è stato negativo di 2mila 493 persone. Nemmeno i flussi migratori sono riusciti a compensare il calo della popolazione: le entrate sono state 1202. Significa che abbiamo chiuso lo scorso anno con -1300 abitanti circa''. Sergio Saggini, presidente di Unindustria Viterbo, scorre i numeri e non cela la preoccupazione per cosa si nasconde dietro quei dati: un territorio in continuo invecchiamento dove si fanno sempre meno figli.

''La provincia - commenta Saggini - è caratterizzata da un numero sempre più esiguo di nuovi nati e un invecchiamento galoppante''. Questo si ripercuote sul mondo del lavoro, ma non solo. ''La popolazione attiva - continua Saggini - è quella che mantiene il welfare. Inoltre, lentamente non ci saranno più figure lavorative: inizieranno a mancare i medici, ad esempio. Per quanto riguarda invece la formazione richiesta, il dato sull'edilizia - prosegue - dice che c'è una quasi totale difficoltà di reperimento di personale qualificato e, a mio avviso, pur in assenza di incentivi fiscali, questa situazione potrebbe rimanere così anche per i prossimi anni. Nella trasformazione alimentare la difficoltà di reperimento è pari al 91%, forse anche a dimostrazione di una vivacità che negli ultimi anni si è riscontrata nel settore''.

Poi c'è il nodo migranti. ''I flussi migratori - sostiene Saggini -, che ora sono un problema sociale, andrebbero gestiti per farne un'opportunità. Andrebbero canalizzati verso percorsi di formazione finalizzati all'ingresso nel mondo del lavoro. Ma attenzione: sarebbe una soluzione a breve termine perché il trend della denatalità riguarda tutti i Paesi''. Si parla dunque di dipendenti che entrano nel mondo del lavoro, e in particolare nel settore dell'edilizia, senza una specifica formazione e, di base, tutte le conoscenze del lavoro, derivano solo dall'esperienza.

''Bisogna - secondo Saggini - innanzitutto investire sull'educazione dei figli, trovare forme di supporto alle madri che hanno bambini con politiche di investimento negli asili, per fare un esempio. Come è stato fatto in Svezia. L'altro aspetto fondamentale è favorire reali politiche di integrazione e formazione lavorativa dei migranti, come ha fatto la Germania con i siriani''. E spiega: ''Invertire la rotta, se è estremamente necessario, non è però sufficiente, perché - conclude - bisogna investire sull'educazione professionale in modo che esistano lavoratori pronti per affrontare la professione e cercare di colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro: per tutto ciò, serve una triangolazione tra Stato, imprenditori e scuola perché dobbiamo risalire la china ma per riuscirci dobbiamo guardare anche ai bisogni delle imprese''.

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