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Imprese viterbesi con l'acqua alla gola: si trovano sempre meno lavoratori

Lo studio della Cgia di Mestre rivela che nella Tuscia l'incidenza di difficoltà di reperimento degli addetti è pari al 41%

Le imprese della Tuscia sono letteralmente con l’acqua alla gola e devono fare i conti con immani difficoltà nella ricerca di personale. A dirlo è la Cgia di Mestre che, sulla base dei dati raccolti dall’Unioncamere-Anpal, ha stilato la classifica delle province con l’incidenza di difficoltà di reperimento più alta ed ha elencato anche le prime 50 figure professionali più difficili da trovare. 

Sono praticamente introvabili, ad esempio, i saldatori ad arco elettrico, i medici di medicina generale, gli ingegneri elettronici/telecomunicazioni, gli intonacatori (che includono anche gli stuccatori, i decoratori e i cartongessisti) e i dirigenti d’azienda (di istituti scolastici privati e di strutture sanitarie private). Di questo primo blocco, in 8 casi su 10 la ricerca degli imprenditori (privati e pubblici) si tramuta in fallimento. Altrettanto difficili da reperire sul mercato del lavoro sono i meccanici collaudatori, gli infermieri/ostetriche, i tecnici elettronici (installatore e manutentore hardware), i tappezzieri e i materassai, gli operai addetti a macchinari per la filatura e bobinatura, i saldatori e i tagliatori a fiamma, gli ingegneri elettronici, gli elettrotecnici e gli operai addetti ai telai meccanici per la tessitura e maglieria. Di questo secondo blocco, in 7 casi su 10 le richieste imprenditoriali rimangono scoperte.

Insomma, su scala nazionale ci sono settori in cui le cose non vanno affatto bene. E a Viterbo? La situazione della Tuscia è in scia con quella del resto del Paese e, tra le province laziali, è quella peggiore insieme a Latina. Nella classifica delle 105 province prese in esame dalla Cgia, la nostra si piazza a metà classifica, al 53esimo posto. L’indice di difficoltà di reperimento è pari al 41%, superiore di un punto percentuale alla media italiana. Le entrate previste, invece, ammontano complessivamente a 16mila 340 unità. 

Come detto, quella viterbese è tra le situazioni peggiori del Lazio. Peggio fa solo Latina, con un indice di difficoltà di reperimento pari al 43,1%. Rieti e Frosinone, invece, sono sotto la media con il 37%. Bene Roma, dove la percentuale è tra le più basse d’Italia e scende al 32%.

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