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AGRICOLTURA

Agricoltura viterbese in crisi, Parenti: "Più import che export, saldo negativo e giovani disinteressati. Non accadeva da anni"

Lo stato dell'arte di Remo Parenti, presidente di Confagricoltura, che lancia l'allarme: "Raccolti di uva disastrosi, produzione di olio in calo e castagne e nocciole non se la passano bene"

Raccolti disastrosi per l’uva, produzioni di olio in calo e pure castagne e nocciole, da sempre fiore all’occhiello del Viterbese, non se la passano bene. È questa la fotografia del settore agricolo scattata da Remo Parenti, presidente di Confagricoltura che rivela: “Il saldo economico è negativo per l’agricoltura viterbese, l’import è maggiore dell’export. Il dato è preoccupante, perché non accadeva da anni”.

“La realtà - spiega Parenti a ViterboToday - è che stiamo vivendo un momento di crisi nel nostro settore primario. In questo frangente non c’è uno spiraglio per il raggiungimento della sovranità alimentare di cui si sta parlando molto nelle ultime settimane. Il problema futuro è che diversi giovani, anche figli di agricoltori, stanno abbandonando le attività. Ho una statistica importante di aziende strutturate, affiliate a Confagricoltura, in cui figli si vanno a laureare altrove e lasciano l’imprenditoria”.

C’è da cambiare qualcosa. “Non vogliamo - prosegue Parenti - che le aziende agricole siano privilegiate, piuttosto è il caso di cominciare a pensare nel modo giusto, senza dare ascolto a narrazioni ecologiche che in realtà nascondono interessi anche di carattere politico”. E qui si apre un altro capitolo, quello dell’utilizzo di prodotti che, secondo molti, sono nocivi per l’ambiente. “Il 50% della superficie del suolo agricolo viene coltivato senza alcun fitofarmaco - afferma Parenti -. Quando leggo di agricoltura intensiva mi viene da ridere, perché si tratta di una boiata colossale. Gli agricoltori non utilizzano prodotti a proprio piacimento, per i fitofarmaci serve un patentino e c’è un piano di azione nazionale. Nessuno agisce di testa propria perché ci sono dei controllori”.

In questo scenario c’è qualcosa di ben peggiore. “Il raccolto di uva sarà probabilmente il peggiore degli ultimi venti o trent’anni, registreremo quasi certamente un calo nella produzione di olio e anche le nocciole e le castagne subiranno cali seppur minimi”. Parenti tenta di spiegare quanto sta accadendo nei vitigni della Tuscia. “Anzitutto la pioggia, nei primi sei mesi del 2023 ha piovuto per più di 60 giorni, quindi due mesi. Questo ha fatto diffondere nelle coltivazioni le fitopatie, su tutte la peronospora che ha messo ko i vigneti. Ad esempio, a Montefiascone è a rischio il 90% dell’aleatico. Sarebbe una catastrofe”. Una situazione davvero preoccupante. 

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